mercoledì 2 marzo 2011

Il Cavallo di Troia

Si tratta di una delle più grandi trovate scenografiche di Omero, adatta a colpire il pubblico. Già gli studiosi antichi di Omero non ritenevano che la storia del cavallo fosse una verità. Parla Pausania (I, 23, 8) a nome di tutti adducendo che l’opera escogitata da Odisseo e creata da Epeo, fosse una macchina bellica per far breccia nelle mura. Probabilmente l’ariete per lo sfondamento era fatto in bronzo e raffigurava una testa di cavallo. La leggenda continua sottolineando che il muro fu spezzato quando il cavallo entrò nella città; forse si tratta per l'appunto di una confusa memoria di una macchina d’assedio (Wood, In search of the Trojan War, 1985, p. 248-249).
Nel Vicino Oriente esistevano congegni bellici simili a robusti “cavalli di legno” con tanto di uomini all’interno, necessari per manovrare l’ariete per creare una breccia nel muro. Questo tipo di macchinario venne usato in Assiria dal XII secolo in poi, lo possiamo ammirare su un rilievo assiro di quel periodo.

Bassorilievo assiro: rappresenta l'assedio di una città con l’impiego di un “cavallo di legno” per abbatterne le mura.

Altri sostengono che il cavallo, essendo il simbolo del dio Poseidone, colui che scuote la terra, non sarebbe altro che una metafora per raccontare di un terremoto che abbatté le mura.
Tutto sommato l’espediente di introdursi di nascosto nella città, non è un’invenzione puramente letteraria. Una prova ce la offre l’esercito egizio che nel XV secolo prova ad assediare la città di Joppe (l’odierna Giaffa, presso Tel Aviv in Israele), ma senza successo. Qui il generale egizio Thuti ricorse ad un trucco, facendo trasportare all’interno della città un cospicuo numero di sacchi. Questi al loro interno contenevano i migliori soldati del suo esercito (Hertel, Troia. Archäologie, Geschichte, Mythos, 2001, p. 100). In questo caso, per la frammentarietà del testo, non sappiamo come siano andate a finire le cose, ma abbiamo un precedente storico che ci induce a credere che episodi del genere non fossero solo elementi di fantasia.
Resta il fatto che a Troia verranno attestati in seguito curiosi manici a protome di animali, nella forma più diffusa del cavallo (Blegen, Troy and the Trojans, 1963). Un chiaro rimando all'allevamento dei cavalli, praticato dalle popolazioni di tipo indoeuropee che abitavano questa città, oppure si tratta forse di un riferimento alla tradizione accennata da Omero?

Ipotesi del cavallo di legno come macchina d'assedio. 

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