martedì 14 giugno 2011

Scilla e Cariddi, dal mito alla realtà

Nella mitologia greca Scilla e Cariddi erano due mostri marini che abitavano il pericoloso passaggio nello Stretto di Messina. Rappresentavano le forze distruttive del mare, fatte di scogli e di vortici, insidie per le imbarcazioni antiche. Scilla (colei che dilania) e Cariddi (colei che risucchia) erano gli appellativi della dea del Mare distruttrice (R. Graves, I miti greci, 1963).
Il mito di Scilla è molto antico e nonostante le sue numerose versioni, molto affini tra loro, la sua fama potrebbe essere diversa. Scilla strappa i marinai dalla nave di Odisseo, pesca con i suoi artigli e teste, ricordando più dei tentacoli che tutto afferrano, abita le grotte di cui è ricco il versante calabrese, può essere confrontabile con la rappresentazione del polipo, spesso fatta dai cretesi per indicare la dea del Mare. Sembrerebbe, perciò, un mito simile a quello di molte altre culture marinare, soprattutto legato al nordico kraken. Questo essere marino enorme traeva probabilmente origine dai resoconti degli avvistamenti di calamari giganti, già dal periodo delle saghe norrene. Gli abili marinai vichinghi ci ricordano il popolo Miceneo, proprio in virtù della loro tendenza all'esplorazione e ai miti tramandati oralmente. Può darsi ugualmente che marinai micenei o cretesi, spinti nei lontani commerci, conoscessero la varietà dei calamari giganti, oppure che avessero ascoltato storie sulla pericolosa abitudine di questi esseri a strappare gli uomini dalla coperta delle navi.
L’altro mito è molto più legato ai fenomeni delle correnti, agli impetuosi gorghi, come il famoso maelström dei mari nordici. Cariddi vive vicino agli scogli più bassi, dove la Sicilia è più pianeggiante per l’appunto. Lì di fronte, c'è lo Stretto di Messina. Essendo questo il punto di separazione/congiunzione tra due mari con diversa salinità, densità e temperatura (lo Ionio e il Tirreno), si generano particolari fenomeni idrodinamici, correnti stazionarie e di marea. Quando il Mar Tirreno è in fase di bassa marea al confine settentrionale del canale, il Mar Ionio invece si trova in fase di alta marea e viceversa. Si crea quindi fra le due maree un dislivello fino a 27 cm, è come se a turno le acque dei bacini si riversassero l’uno nel recipiente dell’altro.
Attualmente Cariddi è il nome attribuito al vortice creato a largo di Capo Peloro, dalla corrente nello Stretto. Un tempo queste correnti potevano rappresentare un serio pericolo per le esili imbarcazioni, soprattutto quando, durante le frequenti burrasche, venivano sbattute, dalla forza dei vortici, contro gli scogli della Calabria.

La leggenda dei due mostri ebbe grande popolarità in tutto il mondo antico. Sarà ricordata grazie a Omero sia nell’Iliade che nell’Odissea, e successivamente da Virgilio nell’Eneide (III, 420-423) e nel mito degli Argonauti (Apollonio Rodio, IV, 828).
Oggi non ci rimangono che questi luoghi fatti di tradizioni marinare, forti suggestioni mitologiche e letterarie, di storia e di archeologia, raccontandoci una pagina sempre affascinante della nostra cultura.

Per approfondire continua il viaggio a Scilla, il paese.

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