sabato 5 novembre 2011

Odisseo all'Inferno


Fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza.
- Inferno, XXVI, 119-120

L'eroe Odisseo (Ulisse per i latini) va incontro alle “tentazioni” dell’uomo, le deve superare per scoprire se stesso e tornare in patria. Non cerca la patria come metà finale, il suo viaggio è l'eterna sete di conoscenza. Tiresia nell’Ade predice per lui che nessun ritorno sarebbe stato definitivo. Così affronta l’avidità per il denaro, dopo la partenza da Troia; il desiderio di conoscenza verso il mondo mistico, la magia rappresentata da Circe; la voglia di oblio della terra dei Lotofagi; fino alla tentazione suprema dell’immortalità dalla ninfa Calipso. Si riscopre “curioso di sapere”, nell’incontro con Polifemo e con le Sirene, dove mette a repentaglio la propria vita oltre alla via del ritorno.
Odisseo resterà una figura molto attuale sia per i tempi di Dante che per i nostri, divenendo un eroe ed esploratore unico nel quadro letterario antico per il suo raffinato pensiero, carisma, “multiforme” ingegno. Rappresenterà il prototipo di personaggio europeo che attraverso i viaggi ha compiuto esplorazioni ai confini del conosciuto, dei limiti umani. La sua voglia di conoscere è stata reinterpretata da Dante che lo colloca all’Inferno per aver osato forse troppo. Il poeta della Divina Commedia con straordinaria intuizione ne ha sottolineato il carattere nella celebre frase.


Accecamento di Polifemo, coccio da cratere, VII sec. a.C., Museo Archeologico di Argo.

Odisseo in balia delle sirene, urna etrusca in alabastro, II sec. a.C., Museo Archeologico di Firenze.

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