C'era una volta Ventimila leghe sotto i mari

Anno 1866, come un novello Ulisse, il Capitano Nemo e il suo equipaggio di avventurieri viaggiano lungo rotte dove nessun uomo si era mai spinto prima... non voglio fare una recensione sul libro, piuttosto una riflessione su quello che ho scoperto nelle sue descrizioni.

Rileggere i grandi classici, soprattutto in questo periodo aiuta molto a riflettere, a vedere le cose sotto una nuova luce. Questo libro mi ha proiettato in una dimensione storica in questo caso. Jules Verne, come per tutti i suoi romanzi, tratta le imprese fondendo perfettamente elementi fantastici con considerazioni storiche e scientifiche all'avanguardia. Nonostante fosse un visionario, predisse e descrisse con esattezza molte scoperte e risultati scientifici avvenuti nei periodi successivi (viaggi spaziali, interplanetari di satelliti artificiali, esplorazioni delle profondità marine, conquista dei poli, ricerca delle fonti del Nilo, sottomarini, elicotteri, ecc.).
In Ventimila leghe sotto i mari il biologo marino prof. Aronnax osservando il Mediterraneo nel 1866, lo descrive estremamente ricco di "abitanti".
Quanto ai mammiferi marini, mi parve di riconoscere, passando in faccia all'Adriatico, due o tre capodogli, muniti di pinna dorsale, alcuni delfini propri del Mediterraneo, la cui parte superiore del capo è listata di sottili strisce chiare, e inoltre una dozzina di foche, dal ventre bianco, dal nero pelame, lunghe tre metri, conosciute con il nome di monache e che hanno effettivamente l'aspetto di frati domenicani. Dal canto suo, Conseil credette di aver visto una tartaruga larga sei piedi, armata di creste. [...] credetti di riconoscere il liuto, specie assai rara.
Addirittura fa bella mostra nella stessa pagina una tavola illustrata che mostra lo storione, il pesce palla, il pesce luna, il tonno, il pesce spada e la triglia e un piccolissimo cavalluccio marino.

Chi come me ha vissuto un'infanzia vicino al mare sa che i fragilissimi Cavallucci marini erano riccamente presenti nei nostri mari. Li vedevo nuotare sul pelo dell'acqua, vicino le spiagge. Negli anni seguenti si cominciavano a trovare secchi sui litorali, li raccoglievo come tutti i bambini, quasi fossero dei preziosi. Poi più nulla.
Tartaruga liuto, Cetraro (CS), 1987
Ancora ricordo con grande stupore quando fu rivenuta e salvata una già rarissima Tartaruga liuto sulle spiagge di Cetraro, del tirreno cosentino. Erano gli anni '90 all'incirca.
Un'altra viva è stata catturata per sbaglio e liberata nel 2019 da un peschereccio nell'Adriatico. Un avvistamento più unico che raro soprattutto in questo mare.
La liuto è la tartaruga più grande del mondo. La specie considerata in pericolo critico di estinzione, tanto che la sua cattura è proibita anche in paesi che permettono la pesca di altre tartarughe.
Stenella striata, litorale cosentino, 2019
Sebbene i dati non siano certi, la Stenella striata, un cetaceo appartenente alla famiglia dei delfinidi, è una specie a rischio di estinzione (seppur posizionata nella categoria minima). Le minacce cui questa specie è sottoposta potrebbero portare, nell'arco di 3 generazioni (circa 60 anni), alla riduzione del 30% del numero degli esemplari.
Discorso ben diverso quello della Foca Monaca, un tempo vivano in tutto il Mediterraneo, poi furono sterminate dai pescatori. Oggi restano 6-700 individui divisi in due zone dell'Atlantico e una del Mediterraneo orientale (National Geographic, Aprile 2020).
Capodoglio, San Lucido (CS), 2018
Sebbene i Capodogli non siano le balene più facili da osservare, si ritiene ormai la specie nella categoria di minaccia vulnerabile all'estinzione. Eppure è considerata una delle balene più rappresentative, come dimenticare il capolavoro di Mody Dick.
Questi mammiferi marini vengono trovati con molta frequenza spiaggiati e, quando analizzati, con chili di plastica nei loro stomaci.

Oggi anche la pesca non è più la stessa di prima. Se si esce in barca non si prende quasi nulla, nonostante i metodi di pesca siano sempre più sofisticati e le esche sempre più ingegnose e influenti. Rispetto al 1950, i pescherecci sono più grandi e potenti, ma devono lavorare 5 volte di più per ottenere la stessa quantità di pesce. Nel mondo il tasso di cattura per unità di sforzo (lo sforzo nella pesca è misurato in base alla potenza dell'attrezzatura e il tempo passato a pescare) è calato a un ritmo costante. Questo significa che c'è molto meno pesce (National Geographic, Aprile 2020).

Qualcosa si è provato a fare.
Nel 1991 venne istituito un santuario per i mammiferi marini del Mediterraneo, in un accordo tra Italia, Francia e Monaco: il Santuario Pelagos. Nell'anno successivo venne fatto un censimento delle specie presenti, ma nel rapporto di Greenpeace del 2008 si riportarono la presenza solo di un quarto delle balenottere e meno di metà delle stenelle rilevate negli anni novanta.
Gli studiosi lo considerano un paradiso per delfini, balene e capodogli, anche se con sempre maggiore preoccupazione scopriamo che la vita per questi animali non è più facilissima. Neanche in una zona apparentemente incontaminata.
Questo ci lascia presagire quale sia la situazione delle aree marine non protette.
Molto più bisognerà fare, ad esempio creando più AMP (aree marine protette). Basterebbe un 5% in più per ripristinare biodiversità e produrre il 90% di pesca aggiuntiva in seguito. Magari ritornando ai sistemi più tradizionali, che come ho potuto constatare personalmente qualche anno fa in Oman, dove si pesca ancora su barche in legno con tecniche antiche, è abbondante così come la taglia del pescato. Vedi la ripresa girata in un piccolo mercato di paese.
Un altro video, sta circolando in questi giorni, a seguito del periodo di quarantena per il Coronavirus, mostra un nutrito gruppo di delfini molto vicino alla costa. Appare sorprendente a mio avviso, forse una speranza per il futuro.

C'è chi sostiene che il capolavoro di Verne abbia anticipato il movimento ecologico e d'avanguardia. Tra gli altri temi del romanzo, il Capitano Nemo sostiene il mondo perseguitato e calpestato. Mentre si trovava nelle acque del Mediterraneo, il capitano fornisce supporto finanziario ai ribelli che resistono al dominio ottomano durante la rivolta cretese del 1866-1869, dimostrando al professor Aronnax di non aver interrotto tutti i rapporti con l'umanità terrestre. In un altro episodio, Nemo salva un sommozzatore di perle dell'India orientale da un attacco di squalo, poi gli dona un sacchetto pieno di perle, più di quanto l'uomo avrebbe potuto raccogliere dopo anni di lavoro pericoloso. Nemo osserverà in seguito che il sub, originario dell'India coloniale britannica, "vive nella terra degli oppressi".
Si tratta solo di spunti, di passaggi brevi all'interno del romanzo eppure sono particolari che avviano riflessioni più ampie.
Possiamo anche noi, quanto meno in parte, invertire la rotta su molti aspetti del vivere in sintonia?
La risposta, applicabile in molti campi, ce la da sempre Verne con un famoso aforisma:
"Qualunque cosa un uomo può immaginare, altri uomini possono rendere reale"

Arch. Panaiotis Kruklidis

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