giovedì 8 marzo 2018

Ricostruzione Civiltà Minoica dai Sigilli

Se guardiamo alle ultime novità in fatto di ricostruzioni archeologiche troviamo quella che si può definire la corrente iperrealista. L'iperrealismo in archeologia può sembrare una provocazione, eppure questo tipo di comunicazione riesce a sopperire alla distanza tra addetti ai lavori e comuni osservatori. Le tecniche più attuali di editing fotografico miste a quelle di pittura digitale consentono effetti di qualità nella produzione di ricostruzioni storiche, diventando al contempo plausibili e accattivanti. Si può quindi auspicare questa direzione per le future rappresentazioni archeologiche.
D’altra parte, lo sviluppo avuto nel tempo delle tecniche di grafica computerizzata e di scansione 3D  permette, in uno scenario di realtà virtuale, quella che può essere definita anastilosi virtuale. Insomma una ricostruzione che permetta di fruire la piena comprensione dei manufatti, senza danneggiare gli stessi, ma garantendone una ricomposizione il più possibile fedele e scientificamente corretta. Con l'immensa possibilità di addentrarsi nel campo delle ipotesi ricostruttive

Il Funzionario

Nello specifico dei contenuti del museo interattivo MUSINT II si possono trovare delle ricostruzioni, che sullo stile realistico, offrono una nuova visione della vita minoica. Partendo dalle poche informazioni disponibili l'Illustratore Archeologico va a ricostruire delle scene di vita, dei mestieri antichi delle popolazioni minoiche dell'Egeo. La maggior parte delle informazioni di quel periodo storico proviene dai ritrovamenti di sigilli. Alcuni di questi presentano delle decorazioni che li rendono pezzi unici. Quelli più importanti sono stati selezionati da MUSINT per avere esempi di mestieri antichi e di elementi importanti per la conoscenza della cultura Minoica

L'Arciere

Il Barcaiolo

Il Pescatore

Il Vasaio

La Donna Aquila (Eagle Lady)

L'elmo a zanne di cinghiale

La Tauromachia

Analizzandone uno di questi: il sigillo con l'Arciere. Proprio a partire dalla posa del sigillo scelto (il primo visibile in alto a sinistra) e poi grazie a confronti con scene simili, contenute in vasi, decorazioni di pugnali, talvolta affreschi, ecc. si è tentato di ricostruirne l'aspetto complessivo. 
Oltre al vestiario e acconciatura tipica minoica, diventa parte della ricostruzione anche lo sfondo, in questo caso specifico, con un panorama di montagna tipicamente cretese. Proprio lì dove i minoici si spingevano per cacciare. Inoltre, grazie all'integrazione di altri sigilli si può notare come il cacciatore cretese fosse spesso accompagnato da un cane che lo aiutasse nella caccia. Anche questo animale viene ricostruito sulla base di elementi plausibili: la sagoma raffigurata nei sigilli; il tipo di cane usato per la caccia; tutto ciò scegliendo solo tra le razze di cani presenti in antichità sull'isola. Ne emerge una speciale razza canina tutt'oggi esistente, Kritikos Lagonikos, il Segugio di Creta, che viene inserito nella ricostruzione di questa piccola scena tipica minoica, arricchendola di dettaglio e di carattere.
Panaiotis Kruklidis

domenica 18 febbraio 2018

Odisseo, l'uomo dalla mente dai mille colori

Scaltro, accorto, ingegnoso e simile ad un dio sono alcuni degli epiteti con i quali è conosciuto Odisseo. Chiamato così dai Greci (propriamente “l’odiato”, come è spiegato nell’Odissea), Odisseo è uno dei più celebri eroi greci della Guerra di Troia. Figlio di Laerte e di Anticlea, re di Itaca e marito di Penelope, dalla quale ebbe il figlio Telemaco. La sua astuzia e le azioni bellicose che intraprese durante la guerra di Troia giustificano l’interpretazione del suo nome.
Egli è un ottimo guidatore di navi: Agamennone gli affida una nave per riportare Criseide al padre. Proprio perché il suo regno si estendeva nelle isole, oltre che su parte del continente greco, doveva far parte di una lunga tradizione di navigatori. Questa  supremazia si denota dalle sue imbarcazioni, perché si riconoscono dalle altre avendo nella descrizione una peculiarità: le prore tinte di rosso.
Odisseo guida i Cefalleni superbi, che vengono da Itaca, dal selvoso Nerito, da Crocilea e dall’aspra Egilipe, da Zacinto e da Samo, ma anche dal continente, delle terre poste di fronte alle isole; di essi è il capo Odisseo, saggio al pari di Zeus; guida dodici navi dalle prore tinte di rosso(Il. II, 631-637)

Prese parte alla guerra perché era stato uno dei pretendenti (forse addirittura il primo) alla mano di Elena. Secondo la tradizione (Apollodoro, Biblioteca, III, 10, 9) fu lui a suggerire al padre di Elena la modalità della scelta dello sposo, proponendo che tutti i pretendenti venissero riuniti e che fosse Elena stessa a scegliere, mentre ciascuno si sarebbe impegnato a difendere e aiutare l’eletto se qualcuno avesse tentato di sottrargliela. A seguito di tali accordi, quando Elena venne rapita da Paride, fu organizzata la spedizione greca contro Troia.
Durante l’assedio di Troia Odisseo si distinse per il suo coraggio, la sua prudenza e la sua eloquenza, e dopo la morte di Achille partecipò alla contesa per il possesso delle armi dell’eroe, riportando la vittoria su Aiace Telamonio e ottenendole in premio. A Odisseo si attribuisce un ruolo di primo piano nell’impresa di condurre a Troia Neottolemo, figlio di Achille, senza il quale la guerra, secondo un oracolo, non sarebbe mai stata vinta dai Greci. Anche Filottete fu portato a Troia per lo stesso motivo grazie alle arti e alla prepotenza di Odisseo. Secondo una tradizione (Apollodoro, Epitome, V, 14) fu opera sua lo stratagemma del cavallo di legno, realizzato dal maestro d'ascia Epeo, mediante il quale i Greci riuscirono a riportare la vittoria nella decennale. Odisseo fu uno degli eroi che vi si fecero rinchiudere per entrare poi nella città. Il cavallo recava la scritta “Ad Atena, dai Greci, in segno di riconoscenza” (Apollodoro, Epitome, V, 15); se i Troiani avessero voluto introdurlo in città avrebbero dovuto abbattere le Porte Scee, tale era la grandezza della statua. Sempre in connessione con la presa di Troia Odisseo è ricordato tra i Elleni che presero parte al ratto del Palladio.
La parte più celebre della sua storia consiste nelle avventure che gli toccarono dopo la distruzione di Troia e costituiscono la materia dell’Odissea omerica. L’eroe, che aveva avuto tanta parte nella conquista della città nemica, anziché venir ricompensato dagli dei e dagli uomini dovette attraversare pericoli e difficoltà di ogni sorta. Il suo viaggio di ritorno fu un continuo confrontarsi con la morte, una specie di interminabile viaggio agli inferi, dal quale egli ritornò non come eroe in trionfo, ma come un vecchio mendicante, provato ed esausto. Persino Penelope faticò a riconoscere. Solo un miracolo divino avrebbe potuto riportarlo alla forza di un tempo.
La morte di Odisseo non è ricordata nell’Odissea ma riferita da fonti più tarde e gli venne dal mare, sul quale egli tante volte l’aveva sfidata, e dal suo stesso figlio Telegono, natogli da Circe, il quale aveva a sua volta affrontato una navigazione lunga e pericolosa alla ricerca del padre. Telegono lo colpì, sulle coste di Itaca, con la sua lancia, ignorando di avere davanti colui per il quale si era messo in viaggio.

Odisseo non è altissimo ma ha petto e spalle larghe, da pugile o da lottatore. Nell’Odissea è segnalato il suo “colorito bruno” e la “barba scura” (Od. XVI, 175-176). In due occasioni gli altri notano stupiti le sue solide cosce e il suo corpo robusto, in netto contrasto con la sua vita raminga (Od. VIII, 134-136; XVIII, 67-69). 
Spesso nella tradizione vengono ricordati i suoi bellissimi occhi, del colore del giacinto, come se la protezione della Dea dagli occhi azzurri si potesse leggere anche in questa caratteristica.
L’aspetto marinaro di Odisseo è la sua semplice connotazione saliente in quanto sovrano di un piccolo reame di isole (Manfredi, Mare Greco, p. 26), eppure la sua bellezza doveva essere tale da attirare lo sguardo e le attenzioni di molte donne. Anche Penelope insinua un tocco di gelosia verso il suo sposo:
Certo che lo dovettero ammirare molte donne. (Od. XIX, 235)
Odisseo non è caratterizzato da attributi particolari: nell’iconografia è riconoscibile piuttosto dai vari episodi del mito in cui compare. Dalla fine del V secolo a.C. è raffigurato talvolta con il pilos, ovvero il pileo. Questo era un copricapo usato in antichità. Aveva forma di cono, con il bordo spesso rialzato. La punta del cono era tondeggiante. In genere era composto di feltro o lana compressa, ma poteva anche essere di cuoio. Veniva usato dai ceti meno abbienti, in particolare da marinai, pescatori e in generale lavoratori. I Greci a differenza dei Romani, lo portavano viaggiando, come attestano le numerose figurazioni statuarie di viaggiatori. Nel tempo questo copricapo assunse una connotazione a simbolo di grande libertà.

Panaiotis Kruklidis

martedì 30 gennaio 2018

La concezione del mondo ai tempi di Omero

Gli antichi greci immaginavano e rappresentavano il mondo in modo molto diverso dal nostro.
Il mondo conosciuto era ovviamente incentrato sul Mar Egeo e la Grecia. In una fase più tarda il suo centro sarà collocato su Delfi, dove era presente l'Omphalos (l'ombelico). Secondo il mito Zeus, per determinare il centro del mondo, aveva liberato due aquile; queste volate in direzioni opposte si erano successivamente ritrovate a Delfi.
I micenei conoscevano il mondo che li circondava; avevano acquisito l'anno solare, le stagioni, le lunazioni, i mesi (spesso menzionati nelle tavolette: mese delle rose, della luce, della navigazione, delle messi, delle varie divinità) e seguivano il sorgere e il tramontare delle costellazioni. Le Pleiadi, le Iadi e la costellazione di Orione, il grande e il piccolo Carro, ben visibili nei cieli della Grecia erano riferimenti essenziali per l'orientamento. Gli spostamenti degli astri erano lenti come lo erano i ritmi degli uomini di quel tempo. Per la semina, la transumanza, il viaggio, la navigazione, per ogni cosa, si doveva attendere il momento giusto. Tutto si misurava in giorni, di marcia o navigazione (Faure, La vita quotidiana in Grecia ai tempi della Guerra di Troia, 1998).
I confini dell'epoca risentivano delle rotte commerciali e delle colonizzazioni dei territori confinanti. Nonostante molte di queste terre limitrofe alla Grecia fossero conosciute dai grandi navigatori micenei nel racconto assumono toni mitici, esotici. Analizzando fin dove i commerci e le loro rotte si siano spinte, individuando i manufatti correttamente databili (per esempio i lingotti di rame dalla inconfondibile forma a “pelle di bue”), si può avere una conoscenza di base del loro mondo. Tenendo conto delle prove di questi scambi a Cannatello e Thapsos in Sicilia, Lipari delle Isole Eolie, Sant’Anastasia nella Corsica settentrionale, così come in Sardegna, Sète a Hérault in Francia, e anche in zone molto lontane quali Oberwilflingen (XIV sec. a.C.) in Germania e Sozopol e Tcherkovo in Bulgaria, si delineano i confini di quel antico mondo (Brighi, Il commercio del rame nel Mediterraneo durante l’Età del Bronzo, 2007).


La concezione del mondo dei tempi omerici quale disco circolare piatto, circondato completamente dalle acque di un unico fiume, rimase radicata nel mondo greco anche dopo che molti filosofi e scienziati avevano accettato la nozione della sfericità della Terra. Secondo quella concezione, subito al di sotto della superficie si trovava la dimora dell'Ade, il regno della Morte; al di sotto, il Tartaro, il regno dell’eterna oscurità. All'esterno del fiume Oceano si elevava la volta celeste cristallina e solida.
Da parte di alcuni si vuole fare riferimento alla descrizione che Omero dà nell'Iliade dello scudo di Achille come della prima rappresentazione cartografica-cosmologica. Infatti, per un lungo tempo, le primitive rappresentazioni dell'ecumene (mondo abitato) inclusero anche riferimenti cosmologici.
Efesto, il fabbro divino, modellò lo scudo di Achille su tre diversi strati di metallo. Al centro erano rappresentate scene terrestri, tra le quali due città, una in pace e l’altra in guerra, nella zona periferica era rappresentato il fiume Oceano. Dall'Oceano si generano tutti i fiumi, da oriente a occidente comunica col mare interno il Mediterraneo. Tra i più notevoli elementi cosmologici erano rappresentate le costellazioni di Orione, delle Pleiadi e dell'Orsa Maggiore, nonché il Sole e la Luna. Le regioni più a occidente vedono i Cimmeri avvolti da nebbie, dove grava una lunga notte. Gli etiopi sono divisi in due zone: quelli che sono dove sorge il sole, altri al tramonto. Più lontano abitano i pigmei. La terra di Libia è menzionata per la sua fertilità e l’Egitto come luogo dove crescono erbe per farmaci salutari.


Una parte del passo di Omero dal Libro XVIII, 481-607 dell’Iliade:
In cinque fasce era diviso lo scudo; e su di esso il dio dall'abile ingegno incise molti disegni a rilievo. Raffigurò la terra e il cielo e il mare, e poi il sole instancabile e la luna piena e tutte le costellazioni che incoronavano il cielo, le Pleiadi, le Iadi e il grande Orione e l'Orsa - che chiamano anche il Carro - l’Orsa che gira su se stessa rivolta ad Orione ed è la sola che non si bagna nelle acque di Oceano. [...] Fece infine, lungo il bordo estremo dello scudo possente, la grande forza del fiume Oceano.
Sebbene potrebbe trattarsi di una interpolazione successiva a quella tramandata dagli aedi, si ritiene il personaggio principale di Achille sia l'unico ad avere un nome miceneo confermato dalla Lineare B, quello del nucleo principale dell’epica e per questo il più antico (Hertel, Troia, 2003). Di conseguenza, lo scudo, attributo personale di grande fama, è correlato al personaggio e alla sua saga.
Altra fonte importante per una ricostruzione dei confini conosciuti sono i dibattuti luoghi citati nel lungo peregrinare dell’Odissea... ma questo sarà il tema di un altro articolo.

Panaiotis Kruklidis

mercoledì 3 gennaio 2018

Pinocchio (character design & illustrazioni)

Illustrazioni e Character Design Panaiotis Kruklidis
Versione in dialetto reggino di Guido Musco
Collana Caleidoscopio, Iiriti Editore, Reggio Calabria (2016)



Tra illustrazioni a tutta pagina e più piccole nel testo ci sono oltre 70 disegni realizzati ad acquerello su carta in questa pubblicazione. Anche se l'uscita di questo particolare Pinocchio è del 2016 i disegni erano stati già completati nel lontano 2010. 
Di seguito alcuni esempi degli acquerelli finali e schizzi del processo creativo di Pinocchio e della sua fiaba:






PaN


giovedì 1 settembre 2016

Il vecchio e il mare

Ernest Hemingway (1952)
Oscar Mondadori


Fine estate, alle soglie di settembre, proprio quando è ambientato Il vecchio e il mare di Hemingway. Un classico da leggere in questo periodo, specie quando si assapora la brezza del mare e il ribollio delle onde che scandisce il tempo naturale non è offuscato dalla presenza dei bagnanti. 
Una lettura effimera, che ha impegnato una sola volta il segnalibro. Quasi d'un fiato perché di avventura si tratta, anzi di una epica, una saga individuale, semplice e definita come i due personaggi che la caratterizzano (il vecchio Santiago e il giovane Manolin). In realtà si potrebbe parlare di 3 personaggi, dove la natura sembrerebbe l'antagonista... ma non è così. Lo si può pensare soltanto in superficie. L'uomo è il vero antagonista? Neanche questo. Per Hemingway (cacciatore e pescatore provetto) la natura e l'uomo qui si fondono grazie al rispetto che Santiago ha verso la sua preda, a sua volta predata dagli squali che seguono il loro istinto. Il personaggio di Santiago depreca la violenza fine a se stessa, anche quando deve difendersi dagli attacchi dei pescecani.

Foto personale dal Reykjavík Maritime Museum

La natura è lì da sempre con i suoi ritmi, i suoi adattamenti. Circonda l'uomo che dovrebbe adattarsi, entrando a far parte del ciclo vitale della terra dove nessuno vince o perde. Così come il pesce cacciato e sconfitto diventa successivamente nutrimento di altri predatori entrando a far parte dell'equilibrio naturale delle cose. Anche nell'uomo, quando la sconfitta sembra totale, poco importa, quello che conta è il coraggio e la fatica dispensati per entrare in questo ciclo. Come dice Hemingway:
 "L’uomo non è fatto per la sconfitta […] l’uomo può essere ucciso, ma non sconfitto."
PaN

martedì 30 agosto 2016

Alcuni consigli veloci per Photoshop

Ecco alcuni consigli veloci per personalizzare il vostro software di fotoritocco e disegno Photoshop.
Nel frattempo continuate a seguire Il taccuino di PaN  e a lasciarmi i vostri feedback ;)


  • Rinominate i Livelli più importanti, anche utilizzando un colore che aiuti a identificarli meglio. Quando si tendono a creare molti livelli utilizzare i Gruppi per accorparli, in modo da selezionarli facilmente e e spegnere tutti i livelli contenuti. 
  • A questo proposto, un consiglio per isolare un livello è di premere Alt + click sull'icona dell'occhio nella finestra Livelli, cliccando di nuovo si accenderanno tutti. 
  • Per nascondere o mostrare tutti i pannelli, compresi i pannelli Strumenti e Controllo, premete Tab. Oppure provate il tasto F per ridurre ulteriormente i pannelli e un'altra volta per visualizzare solo l'immagine di lavoro.
  • A partire da Photoshop CS6 si introduce la possibilità di salvare automaticamente i file durante la fase di lavorazione, così da non perderne accidentalmente i progressi. Per ottimizzare la funzione in base alle proprie esigenze basta andare in Modifica > Preferenze > Gestione File. Per aumentare invece gli utili Stati Storia, cioè quante volte è possibile tornare indietro con le storie, sempre da Modifica > Preferenze > Prestazioni.
  • Imparare ad usare la funzione delle azioni da Finestra > Azioni (Alt + F9). Soprattutto quando si deve lavorare su più file utilizzando le medesime regolazioni è possibile registrare un processo azionando il tasto ● per avviare la registrazione e ■ per arrestarla. In seguito ► per applicare l'azione sul singolo file.
  • Se state cercando di ottenere una particolare palette di colori da un'altra immagine potete utilizzare la comoda funzione da Immagine > Regolazioni > Corrispondenza colore. selezionando l'immagine da clonare potete infine regolare a piacimento la Luminanza, l'Intensità colore e la Dissolvenza.
  • Per disegnare tracciati rettilinei tenete premuto il tasto Shift mentre si procede. Funziona con qualsiasi strumento di disegno. Inoltre facendo click su un punto e tenendo premuto Shift e cliccando di nuovo altrove si crea una linea retta che collega questi due punti. 
  • Invece di inclinare la testa (e il polso se si utilizza una tavoletta grafica) è possibile ruotare l'immagine tenendo premuto il tasto R e ruotando con il mouse. Per ripristinare l'orientamento originale, tenere premuto R e cliccare su Ripristina visualizzazione nella barra delle applicazioni.
Fatemi sapere se i consigli sono stati utili...
Per informazioni sui corsi di Photoshop andate sulla pagina del Laboratorio Informatica Architettura (LIA)
Saluti 
PaN

venerdì 29 gennaio 2016

Ippopotami e sirene, i viaggi di Omero e di Erodoto

Eva Cantarella (2014)
UTET


Si continua a viaggiare, basta una buona lettura. Questa volta attraverso il confronto di due autori classici greci: Omero ed Erodoto. L'Odissea e le Storie trattano due tipi di viaggi, due racconti molto diversi tra loro ma con la stessa radice.
L'autrice Eva Cantarella, quale affermata studiosa del mondo antico, li mette a confronto passo dopo passo. Entrambi parlano del tema del viaggio, attraverso elementi reali e immaginari. Si trovano per professione davanti a un pubblico al quale raccontano le loro storie. Ma devono pur sempre intrattenerlo e incuriosirlo, ecco perché spesso inseriscono elementi fantastici e meravigliosi, devono destare l'attenzione!
In sostanza, Omero è un aedo che canta storie di dèi e di uomini, parla della "Grecia". Spesso mette a confronto la civiltà Ellade con il "diverso", il barbaro, per evidenziare gli aspetti opposti al greco.
"[...] Ciclopi superbi e senza legge, i quali, fidando negli dei immortali, non piantano, non arano mai: nasce tutto senza semina e senza aratura, il grano, l'orzo e le viti che fioriscono di grappoli sotto la pioggia di Zeus. Assemblee non conoscono, né consigli, né leggi, vivono in cave spelonche sulle cime più alte dei monti, comandano alle mogli e ai figli, non si curano degli altri." (Od. IX, 106-115) 
"[...] giungerò presso genti che non conoscono il mare, da uomini che non mangiano cibi conditi col sale, che non conoscono navi dalla prora dipinta di rosso né gli agili remi che sono le ali delle navi." (Od. XXIII, 269-272)
Mentre Erodoto è un "logografo" (logoi = racconti), un personaggio che raccontava la storia dei diversi regni e città servendosi delle esperienze vissute e dei miti uditi. Sviluppò un approccio diverso, confrontando i popoli stranieri ai cittadini della polis greca attraverso elementi comuni delle tradizioni:
"Quasi tutte le divinità sono venute in Grecia dall'Egitto. Che provengano dai barbari l'ho scoperto grazie alle informazioni che ho raccolto. In effetti [...] le altre figure divine esistono presso gli Egiziani da sempre." (Storie, II, 50)
"Per gli Egiziani, Eracle è un dio antico: stando a quanto essi affermano, sono trascorsi, fino al regno di Amasi, diciassettemila anni da quando dagli otto dèi nacquero i dodici dèi: e di questi dodici ritengono che uno sia Eracle." (Storie, II, 43, 44)
Dagli autori trapela il racconto di diverse civiltà che imparano a conoscersi, i greci che si espandono solcando i confini del mare, incontrando popoli nuovi e barbari. Le diversità e le somiglianze, infine, che cercano in qualche modo di unire mondi diversi.
PaN

domenica 10 gennaio 2016

Tutorial Photoshop - Migliorare luci e ombre di una foto

Oggi vedremo 2 diversi sistemi per migliorare l'aspetto delle luci e delle ombre di una fotografia in post-produzione su Photoshop. In parte sarà come simulare l'effetto HDR. 
HDR è un acronimo inglese che sta per High Dynamic Range, si può trovare anche sotto la forma HDRI (con in più Image), da tradurre come "Gamma Dinamica Elevata". Si tratta di una ripresa digitale ottenuta mediante particolari tecniche fotografiche/informatiche per ottenere una immagine con un intervallo di valori di luci e ombre più ampio rispetto ad uno scatto digitale tradizionale. A differenza dell'occhio umano, che possiede una gamma dinamica molto ampia, il sensore della fotocamera digitale non è in grado di distinguere e quindi di registrare livelli di luminosità così distanti tra loro. Quindi, tutto ciò che risulterà molto luminoso per il sensore verrà registrato come bianco (per esempio uno scatto sovraesposto), mentre le aree molto scure verranno interpretate come nero (scatto sottoesposto).


Sebbene alcune regolazioni di Photoshop siano capaci di simulare questo effetto (Immagine > Regolazioni > Viraggio HDR o Esposizione HDR), si ottengono risultati ottimali controllando queste regolazioni con i livelli e le relative opzioni di fusione. In ogni caso le regolazioni con Esposizione HDR e Viraggio HDR sono principalmente destinate alle immagini HDR a 32 bit. Tuttavia potete anche applicarle alle immagini a 16 e 8 bit per creare effetti di tipo HDR.

Facciamo un esempio caricando una immagine con colori e luci piuttosto piatti:
  • Immagine > Regolazioni > Luci/Ombre (Shadows/Highlights), impostare Luci e Ombre al 50% con Raggio a 30 px.
  • Duplicare il livello appena modificato e desaturare (Immagine > Regolazioni > Togli saturazione (Desaturate) o Shift+Ctrl+U.
  • Selezionare per quest'ultimo livello il metodo di fusione Sovrapponi (Overlay).
  • Duplicare il livello iniziale e trascinarlo sopra a tutti gli altri, per poi selezionare il percorso Filtro > Altro > Accentua passaggio (High Pass). Impostare il raggio tra 60 e 70 px.
  • Fatto ciò selezionare il metodo di fusione del livello Luce soffusa (Soft Light) su quest'ultimo livello.

Per l'altro metodo, più semplice e veloce, prendiamo una nuova foto:

  • Creare un livello duplicato della foto e regolare da Immagine > Regolazioni > Luci/Ombre (Shadows/Highlights), impostando luci e ombre a seconda della necessità. In questo caso, data la luminosità del cielo quasi sovraesposto, Luci all'80% e Ombre al 20%.
  • Selezionare per quest'ultimo livello il metodo di fusione Colore più chiaro (Lighter Color). Modificare l'opacità del livello a piacere (es. 80% per ridurre la potenza dell'effetto luminoso).
  • Creare un duplicato del livello appena regolato e per questo selezionare il metodo di fusione Colore più scuro (Darker Color). Modificare l'opacità del livello a piacere (es. 50% per ridurre la potenza delle aree scure).

Il mix di questi 3 livelli darà vita ad una immagine più ricca dal punto di vista della gamma luminosa. Inoltre, aver agito con i livelli rende le regolazioni più puntuali, potendo anche ovviare agli "effetti fantasma" che si presentano come aloni attorno a persone/cose dovuti al raggio di contrasto intorno alle stesse.
PaN

mercoledì 6 gennaio 2016

L'antico Egitto, archeologia di una civiltà

Jean Vercoutter (1992)
Electa/Gallimard


È come avere una guida locale che ci accompagna lungo tutto il percorso del Nilo (l'unico fiume che scorre da Sud a Nord). Ci spiega, soffermandosi nei luoghi degni di nota, la storia e la civiltà del posto. Lo fa utilizzando documenti archeologici, citazioni storiche, mostrando incisioni, acquerelli colorati e fotografie color seppia che ricordano un'altra epoca. Queste immagini regalano un gusto un po' retrò, lo stesso che ha fatto esplodere l'egittomania in Europa. Così si parte nel mese di Messidoro (giugno) con la spedizione/conquista(?) dell'Egitto di Napoleone. Si prosegue con il ritrovamento, quasi da romanzo, della Tomba di Tutankhamon e infine si arriva alle imprese, considerate ancora oggi titaniche, degli anni '60-'70. Quando eccellenze, spesso italiane, salvarono, spostandoli, i templi scavati nelle montagne di Abu Simbel e sull'isola sacra di File.
In questo caso, si tratta solo di un tascabile della Electa/Gallimard, utile per un viaggio esotico nell'antico Egitto, accompagnato da una ricchissima iconografia.


...appena finito di leggere, realizzo: anche noi alla Noè Multimedia stiamo realizzando un'opera del genere per i Musei Vaticani. Forse anche più bella! Presto la vedremo...
PaN

Flora all'epoca Micenea

Se pensiamo ai cambiamenti climatici attuali, possiamo meglio comprendere quanto grandi siano le distanze che ci separano attualmente dalla flora e dalla fauna dell'Età del Bronzo. E ben diversa era la conformazione dei territori, soprattutto lungo le linee di costa. Come si evince negli studi sul Golfo Argolico e sulla piana della Troade (vedi fig. a destra).
Anticamente il Peloponneso era rigoglioso e non brullo come oggi. Boschi e foreste di querce, cipressi, pini e aceri lo ricoprivano, al loro interno si muoveva una fauna molto variegata di cervi, cinghiali, linci, pantere e leoni (questi ultimi fin troppo bene attestati nelle figurazioni e più grandi di quelli africani). La fauna lentamente diminuì per la sparizione del territorio e per la caccia, fino a estinguersi alla fine del I sec. d.C. Stessa sorte ai boschi che sopperendo alla continua richiesta di legname, all'intensiva coltivazione della terra, subirono una conseguente deforestazione. Il legno era un materiale troppo prezioso per costruire, indispensabile per edifici, imbarcazioni e carpenteria.
Le montagne in generale erano perciò più fitte di boschi, più umide e più selvagge. Meno sfruttate e impoverite erano allo stesso tempo territorio di caccia, rifugio e pascolo per gli animali e fonte di cibo per i raccoglitori (si reperivano ghiande, castagne, e bacche di ogni genere).

Per quanto riguarda gli elementi vegetali nell'Età del Bronzo, le uniche informazioni che abbiamo sono sporadiche. Il ritrovamento del legno negli scavi avviene solo in concomitanza con gli strati d’incendio nel constatare i frammenti carbonizzati, oppure come labile traccia impressa nel suolo e nei muri, ma anche dell’impronta che resta sull'argilla cruda usata nelle costruzioni (vedi fig. a sinistra). Un altra strada della conoscenza dell’uso del legno viene dalla scrittura, infatti le tavolette in Lineare B fanno larga menzione del legno come materiale, poca sul tipo di essenza. Due tavolette ritrovate a Pilo potrebbero indicare l'uso di materiali impiegati da apposite maestranze per la costruzione (Montecchi B., Edifici e maestranze edili in età Micenea, 2010). 
I taglialegna sono menzionati come du-ru-to-mo nella tavoletta PY Vn 10. Tagliavano i tronchi di conifere a 2 o 3 piedi dal suolo, per destinare il legno alla costruzione di navi o di edifici. Il grosso ceppo con le radici ancora a terra rimaneva lì per un paio di anni a produrre nuova resina. Poi il legno ricco di resina veniva tagliato in pezzi per produrre torce, frammenti per il fuoco e una sorta di fiammiferi dawo[i]. Soprattutto da pini e abeti veniva tratta la resina pura, da cui poi si ricavava la pece (pissa), utile per calafatare le imbarcazioni e sigillare le anfore (Faure, La vita quotidiana in Grecia ai tempi della Guerra di Troia, 1965, pp. 213-14).
Per fabbricare le ruote dei carri si usava il legno di salice (e-ri-ka) e di olmo (pte-re-wa) a Cnosso; a Pilo invece di cipresso (ku-pa-ri-se-ja). Per fabbricare piccoli oggetti in legno, quali sgabelli e tavolini, si usava il ku-te-so (maggiociondolo o ebano), il mi-ra2 e il pu-ko-so (per uno studio approfondito sugli ideogrammi: Ventris, Chadwick, Documents, p. 342).
Alcune essenze arboree, provenienti dai vari siti Micenei, sono state analizzate (Darcque, L'habitat Mycènien, 2005, pp. 65-67): Cipressi (cupressus) utilizzato per le costruzioni; Querce (quercus) principalmente per la chiglia delle navi; Frassino (fraxinus) per gli archi e le aste delle lance.


Operando una semplificazione troviamo: Il fico a Tirinto e a Assiros, in generale nella Grecia continentale e Peloponneso. L'olivo in abbondanza nella Grecia continentale e Peloponneso. Il pistacchio a Nichoria e nel Peloponneso. L'olmo e il carpino nero a Lerna e nel Peloponneso.

Gestiti dal palazzo abbiamo: Viti (vitis) per l'ampia produzione di vini, tre qualità di cui una con resina (doveva essere molto simile all'attuale bevanda greca retzina). Olivi (olea) per la coltura delle olive e la preparazione dell'olio. Fra gli alberi da frutta c'erano i meli, peri, melograni e fichi (in numero pari delle viti).
Non mancavano pini, platani, pioppi e in alta quota abeti e faggi.
Nell'Odissea è descritto il palazzo di Alcinoo. Questo presentava un giardino adiacente al palazzo, trovando un parallelismo con Ugarit. Giardino coltivato simile è quello della fattoria dove viveva Laerte il padre di Odisseo (Od. XXIV, 226-247 e 338-344). Qui si coltivavano pere, mele, fichi, olive e uva e persino i melograni (Od. VII, 80-138; XI, 589-590).
PaN

domenica 13 dicembre 2015

Viaggio in Arabia Saudita

Impressioni dal taccuino di viaggio realizzato in Arabia Saudita dal 5 al 11 dicembre 2015. In particolare, incentrato sull'area dell'oasi di Al Hassa (al-Aḥsā in arabo).
Un viaggio interessante in un posto molto diverso da quello che si immagina, da quello che ci dipingono.
Emerge un tessuto locale fatto di gente cordiale e curiosa, di ricchezza e povertà che convivono allo stesso tempo, di conoscenza delle lingue (anche alcuni contadini parlano inglese!) e di storia antichissima da riscoprire. 
Leggendo i quotidiani locali, guardando le news e parlando con la gente si percepisce la volontà di cambiamento, crescita e sviluppo sociale. Non c'è un percorso giusto o una democrazia da seguire (né tanto meno la nostra può essere da esempio, a causa dei ripetuti errori nel passato e nel presente), ma ci deve essere una solitaria ricerca dalla tradizione culturale e dell'individuazione del rispetto per le libertà dell'individuo e del vivere globale... come anche noi occidentali dobbiamo imparare a fare!




PaN

lunedì 14 settembre 2015

Comunicazione fra torri

Non so come ringraziarvi, siete sempre in molti a seguire Il taccuino di PaN. Spero di fare del mio meglio, di pubblicare sempre nuove illustrazioni e scrivere qualcosa di sintetico che possa comunque essere accattivante. Ho deciso perciò di pubblicare nei prossimi giorni alcune nuove ricostruzioni ideali...
Cominciamo dalla prima: una scena di comunicazione fra torri.


Nel territorio, sia esso di montagna, di costa o collina, esisteva una rete di comunicazioni perpetuata da torri di segnalazione dislocate nei punti più strategici. Queste torri comunicavano visivamente, di notte grazie alla luce del fuoco, di giorno invece era il fumo a segnalare.
La prima scena illustrata, in particolare, si riferisce al periodo medievale dell'insediamento di Montecastrese, Camaiore. Sappiamo per certo che questo tipo di comunicazione visiva esisteva fin dal periodo preistorico. In seguito, troviamo avamposti di questo genere nel periodo della Grecia Classica ed Ellenistica, ai confini dell'Impero Romano (vedi figura in basso), e persino nelle torri costiere dell'Italia meridionale per avvistamenti contro gli attacchi di saraceni e incursori vari.


Una curiosa prova della presenza di questi avamposti viene dal sito di Micene e dalla sua tradizione letteraria. Sopra l'acropoli di Micene, sulla cima rocciosa del Profitis Ilias (Monte Profeta Elia), il Capitano B. Steffen, topografo di Schliemann, considerò la struttura presente proprio come una stazione di segnalazione, dove probabilmente vi era acquartierata una guarnigione. Ne trova  difatti conferma nella tragedia di Eschilo (Agamennone, vv. 1-7), quando accenna che sulla torre della reggia di Agamennone una sentinella scruta nel buio della notte, attendendo i segnali di fuoco. Clitennestra, grazie a questi segnali, apprende le notizie dal fronte dove la Guerra di Troia si è da poco conclusa (Eschilo, Agamennone, vv. 281-329).
Data la fitta rete di segnalazioni ottiche in tutta la Grecia, non è del tutto inverosimile che gli usurpatori del Palazzo di Micene siano venuti davvero a conoscenza, in una notte sola, della vittoria nello stretto dei Dardanelli (Faure, La vita quotidiana in Grecia ai tempi della Guerra di Troia, pp. 165-66). 

lunedì 31 agosto 2015

La Dea Atena (atana potinija micenea)

Una insolita versione della dea Atena, più spesso conosciuta attraverso la sua immagine classica, armata di tutto punto nella sua veste "primordiale" micenea.

Atana Potinija

Dalla decifrazione delle tavolette in Lineare B sappiamo che a-ta-na po-ti-ni-ja, iscrizione ritrovata negli archivi di Creta, era il nome di una divinità femminile del pantheon miceneo. Sembra quindi plausibile identificare la divina Atena con l'atana potinija micenea. Dove l'epiteto potinija starebbe a significare Atena "la signora" (dal greco πότνια).
Sembrano risalire all'età micenea alcuni suoi attributi quali il serpente e la trasformazione in uccello (la civetta, γλαῦξ, accostata all'epiteto glaucopide, "dall'aspetto o dagli occhi di civetta"). Il serpente invece potrebbe connetterla alla dea cretese dei serpenti, divinità domestica cui è affidata la protezione della casa, quindi protettrice delle arti del filare e del tessere.
Potrebbe essere ravvisata una sua rappresentazione in un affresco dall'area di culto di Micene (Cult Centre). Nel frammentario affresco dal XIII secolo (vedi accanto il particolare) si può notare probabilmente una figura femminile che indossa un elmo a zanne di cinghiale (oggetto prettamente maschile). Forse l'intenzione del pittore era proprio quella di mostrare il carattere guerriero di cui la divinità è permeata.
La dea è solitamente armata con la lancia (associata ad Atena Pallade "lanciatrice d'asta", da πάλλω "scagliare") e l'egida (una corta corazza con le frange oppure uno scudo magico). In alcune versioni al centro dello scudo Atena aveva fissato la testa della Gorgone (γοργόνειον), l'orribile capo della Medusa uccisa da Perseo su sua richiesta. Perciò, Atena è soprannominata la "dea che ha ucciso la Gorgone" (Γοργοϕόνος) o "colei che ha lo sguardo della Gorgone" (Γοργῶπις).

domenica 7 giugno 2015

Illustratore Archeologico

Stranamente l'Italia, nazione con il più vasto patrimonio culturale riconosciuto (50 siti UNESCO ad oggi), non sembra dedicare la giusta rilevanza a una delle figure professionali molto note nei paesi anglosassoni: l'Illustratore Archeologico.
Con questo sintetico articolo del mio blog cercherò di spiegare chi è questa figura professionale, di cosa si occupa e quali devono essere i suoi requisiti, mostrando anche delle immagini di riferimento.

L'Illustratore Archeologico è una figura professionale estremante tecnica che deve avere una serie di competenze per produrre una vasta gamma di rappresentazioni dedicate ai Beni Culturali.
Questa figura può provenire dall'ambito archeologico, architettonico o puramente grafico, purché sia in possesso di competenze in tutte e tre le discipline. Deve essere in grado di muoversi in modo interdisciplinare riconoscendo e soprattutto interpretando i vari dati.
Inoltre l'illustrazione archeologica comprende una serie di sotto discipline:
  • Topografia
  • Fotografia
  • Illustrazione dei reperti
  • Illustrazioni e ricostruzioni virtuali
Topografia o Rilievo servono a produrre una documentazione scientifica e accurata dello stato di fatto. Qui una serie di attrezzature particolari (stazioni totali, droni, scanner 3D, GPS e GIS) servono a ricreare piante, prospetti e sezioni ma anche prospettive e assonometrie del dato archeologico. Nello specifico non è importante che l'illustratore debba essere esperto o in possesso di tale attrezzatura, ma deve sapere come usare quei dati.
Fotografia anch'essa indispensabile per produrre una documentazione affidabile dello stato di fatto di siti archeologici, edifici, manufatti e paesaggi. Per registrare i dati ormai ha preso piede la fotografia digitale che si è affiancata alla fotografia aerea e satellitare, soprattutto per l'individuazione di nuovi siti. La fotografia è la base per ottenere delle buone rappresentazioni, perciò un illustratore dovrà essere in grado di usarne gli strumenti e avere l'occhio allenato all'osservazione e alla creazione di una buona composizione.
Illustrazione dei reperti per documentarli, renderli leggibili e pubblicarli attraverso un linguaggio univoco e semplificato. Due le principali tecniche di rappresentazione: matite e inchiostri, quindi a mano libera, e attraverso software per la creazione d'immagini vettoriali (AutoCAD, Illustrator, Photoshop, ecc.). Quelle ottenute a mano libera vengono spesso disegnate prima a matita e poi ripassate con la china su carta o su lucido (vedi figg. 1, 2, 3). Le sezioni possono essere indicate bianche con un tratto più consistente o completamente annerite. Il puntinato si usa per descrivere la volumetria e la colorazione dei reperti.
Illustrazioni e ricostruzioni virtuali al fine di comunicare e d'interpretare siti archeologici, edifici, manufatti e paesaggi. Si tratta di rappresentazioni visivamente accattivanti realizzate con varie tecniche, da quelle del disegno tradizionale a quelle digitali 2D e 3D, passando per la realtà virtuale e quella della produzione di animazioni.








3 consigli per chi è interessato alla carriera dell'Illustratore Archeologico:
  • Avere una buona conoscenza sia dei software per la produzione di immagini digitali (AutoCAD, Photoshop, 3D Studio Max, ecc.) che della rappresentazione a mano libera. 
  • Dotarsi di un buon portfolio (online e cartaceo) con il lavoro pertinente al settore dei Beni Culturali
  • Essere presente sulla rete attraverso siti, social e blog, senza mai dimenticare la rete di contatti reali che si possono creare partecipando a manifestazioni culturali, conferenze, mostre, musei. 
Per approfondire consultare gli altri articoli relativi:

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