giovedì 1 settembre 2016

Il vecchio e il mare

Ernest Hemingway (1952)
Oscar Mondadori


Fine estate, alle soglie di settembre, proprio quando è ambientato Il vecchio e il mare di Hemingway. Un classico da leggere in questo periodo, specie quando si assapora la brezza del mare e il ribollio delle onde che scandisce il tempo naturale non è offuscato dalla presenza dei bagnanti. 
Una lettura effimera, che ha impegnato una sola volta il segnalibro. Quasi d'un fiato perché di avventura si tratta, anzi di una epica, una saga individuale, semplice e definita come i due personaggi che la caratterizzano (il vecchio Santiago e il giovane Manolin). In realtà si potrebbe parlare di 3 personaggi, dove la natura sembrerebbe l'antagonista... ma non è così. Lo si può pensare soltanto in superficie. L'uomo è il vero antagonista? Neanche questo. Per Hemingway (cacciatore e pescatore provetto) la natura e l'uomo qui si fondono grazie al rispetto che Santiago ha verso la sua preda, a sua volta predata dagli squali che seguono il loro istinto. Il personaggio di Santiago depreca la violenza fine a se stessa, anche quando deve difendersi dagli attacchi dei pescecani.

Foto personale dal Reykjavík Maritime Museum

La natura è lì da sempre con i suoi ritmi, i suoi adattamenti. Circonda l'uomo che dovrebbe adattarsi, entrando a far parte del ciclo vitale della terra dove nessuno vince o perde. Così come il pesce cacciato e sconfitto diventa successivamente nutrimento di altri predatori entrando a far parte dell'equilibrio naturale delle cose. Anche nell'uomo, quando la sconfitta sembra totale, poco importa, quello che conta è il coraggio e la fatica dispensati per entrare in questo ciclo. Come dice Hemingway:
 "L’uomo non è fatto per la sconfitta […] l’uomo può essere ucciso, ma non sconfitto."
PaN

martedì 30 agosto 2016

Alcuni consigli veloci per Photoshop

Ecco alcuni consigli veloci per personalizzare il vostro software di fotoritocco e disegno Photoshop.
Nel frattempo continuate a seguire Il taccuino di PaN  e a lasciarmi i vostri feedback ;)


  • Rinominate i Livelli più importanti, anche utilizzando un colore che aiuti a identificarli meglio. Quando si tendono a creare molti livelli utilizzare i Gruppi per accorparli, in modo da selezionarli facilmente e e spegnere tutti i livelli contenuti. 
  • A questo proposto, un consiglio per isolare un livello è di premere Alt + click sull'icona dell'occhio nella finestra Livelli, cliccando di nuovo si accenderanno tutti. 
  • Per nascondere o mostrare tutti i pannelli, compresi i pannelli Strumenti e Controllo, premete Tab. Oppure provate il tasto F per ridurre ulteriormente i pannelli e un'altra volta per visualizzare solo l'immagine di lavoro.
  • A partire da Photoshop CS6 si introduce la possibilità di salvare automaticamente i file durante la fase di lavorazione, così da non perderne accidentalmente i progressi. Per ottimizzare la funzione in base alle proprie esigenze basta andare in Modifica > Preferenze > Gestione File. Per aumentare invece gli utili Stati Storia, cioè quante volte è possibile tornare indietro con le storie, sempre da Modifica > Preferenze > Prestazioni.
  • Imparare ad usare la funzione delle azioni da Finestra > Azioni (Alt + F9). Soprattutto quando si deve lavorare su più file utilizzando le medesime regolazioni è possibile registrare un processo azionando il tasto ● per avviare la registrazione e ■ per arrestarla. In seguito ► per applicare l'azione sul singolo file.
  • Se state cercando di ottenere una particolare palette di colori da un'altra immagine potete utilizzare la comoda funzione da Immagine > Regolazioni > Corrispondenza colore. selezionando l'immagine da clonare potete infine regolare a piacimento la Luminanza, l'Intensità colore e la Dissolvenza.
  • Per disegnare tracciati rettilinei tenete premuto il tasto Shift mentre si procede. Funziona con qualsiasi strumento di disegno. Inoltre facendo click su un punto e tenendo premuto Shift e cliccando di nuovo altrove si crea una linea retta che collega questi due punti. 
  • Invece di inclinare la testa (e il polso se si utilizza una tavoletta grafica) è possibile ruotare l'immagine tenendo premuto il tasto R e ruotando con il mouse. Per ripristinare l'orientamento originale, tenere premuto R e cliccare su Ripristina visualizzazione nella barra delle applicazioni.
Fatemi sapere se i consigli sono stati utili...
Per informazioni sui corsi di Photoshop andate sulla pagina del Laboratorio Informatica Architettura (LIA)
Saluti 
PaN

venerdì 29 gennaio 2016

Ippopotami e sirene, i viaggi di Omero e di Erodoto

Eva Cantarella (2014)
UTET


Si continua a viaggiare, basta una buona lettura. Questa volta attraverso il confronto di due autori classici greci: Omero ed Erodoto. L'Odissea e le Storie trattano due tipi di viaggi, due racconti molto diversi tra loro ma con la stessa radice.
L'autrice Eva Cantarella, quale affermata studiosa del mondo antico, li mette a confronto passo dopo passo. Entrambi parlano del tema del viaggio, attraverso elementi reali e immaginari. Si trovano per professione davanti a un pubblico al quale raccontano le loro storie. Ma devono pur sempre intrattenerlo e incuriosirlo, ecco perché spesso inseriscono elementi fantastici e meravigliosi, devono destare l'attenzione!
In sostanza, Omero è un aedo che canta storie di dèi e di uomini, parla della "Grecia". Spesso mette a confronto la civiltà Ellade con il "diverso", il barbaro, per evidenziare gli aspetti opposti al greco.
"[...] Ciclopi superbi e senza legge, i quali, fidando negli dei immortali, non piantano, non arano mai: nasce tutto senza semina e senza aratura, il grano, l'orzo e le viti che fioriscono di grappoli sotto la pioggia di Zeus. Assemblee non conoscono, né consigli, né leggi, vivono in cave spelonche sulle cime più alte dei monti, comandano alle mogli e ai figli, non si curano degli altri." (Od. IX, 106-115) 
"[...] giungerò presso genti che non conoscono il mare, da uomini che non mangiano cibi conditi col sale, che non conoscono navi dalla prora dipinta di rosso né gli agili remi che sono le ali delle navi." (Od. XXIII, 269-272)
Mentre Erodoto è un "logografo" (logoi = racconti), un personaggio che raccontava la storia dei diversi regni e città servendosi delle esperienze vissute e dei miti uditi. Sviluppò un approccio diverso, confrontando i popoli stranieri ai cittadini della polis greca attraverso elementi comuni delle tradizioni:
"Quasi tutte le divinità sono venute in Grecia dall'Egitto. Che provengano dai barbari l'ho scoperto grazie alle informazioni che ho raccolto. In effetti [...] le altre figure divine esistono presso gli Egiziani da sempre." (Storie, II, 50)
"Per gli Egiziani, Eracle è un dio antico: stando a quanto essi affermano, sono trascorsi, fino al regno di Amasi, diciassettemila anni da quando dagli otto dèi nacquero i dodici dèi: e di questi dodici ritengono che uno sia Eracle." (Storie, II, 43, 44)
Dagli autori trapela il racconto di diverse civiltà che imparano a conoscersi, i greci che si espandono solcando i confini del mare, incontrando popoli nuovi e barbari. Le diversità e le somiglianze, infine, che cercano in qualche modo di unire mondi diversi.
PaN

domenica 10 gennaio 2016

Tutorial Photoshop - Migliorare luci e ombre di una foto

Oggi vedremo 2 diversi sistemi per migliorare l'aspetto delle luci e delle ombre di una fotografia in post-produzione su Photoshop. In parte sarà come simulare l'effetto HDR. 
HDR è un acronimo inglese che sta per High Dynamic Range, si può trovare anche sotto la forma HDRI (con in più Image), da tradurre come "Gamma Dinamica Elevata". Si tratta di una ripresa digitale ottenuta mediante particolari tecniche fotografiche/informatiche per ottenere una immagine con un intervallo di valori di luci e ombre più ampio rispetto ad uno scatto digitale tradizionale. A differenza dell'occhio umano, che possiede una gamma dinamica molto ampia, il sensore della fotocamera digitale non è in grado di distinguere e quindi di registrare livelli di luminosità così distanti tra loro. Quindi, tutto ciò che risulterà molto luminoso per il sensore verrà registrato come bianco (per esempio uno scatto sovraesposto), mentre le aree molto scure verranno interpretate come nero (scatto sottoesposto).


Sebbene alcune regolazioni di Photoshop siano capaci di simulare questo effetto (Immagine > Regolazioni > Viraggio HDR o Esposizione HDR), si ottengono risultati ottimali controllando queste regolazioni con i livelli e le relative opzioni di fusione. In ogni caso le regolazioni con Esposizione HDR e Viraggio HDR sono principalmente destinate alle immagini HDR a 32 bit. Tuttavia potete anche applicarle alle immagini a 16 e 8 bit per creare effetti di tipo HDR.

Facciamo un esempio caricando una immagine con colori e luci piuttosto piatti:
  • Immagine > Regolazioni > Luci/Ombre (Shadows/Highlights), impostare Luci e Ombre al 50% con Raggio a 30 px.
  • Duplicare il livello appena modificato e desaturare (Immagine > Regolazioni > Togli saturazione (Desaturate) o Shift+Ctrl+U.
  • Selezionare per quest'ultimo livello il metodo di fusione Sovrapponi (Overlay).
  • Duplicare il livello iniziale e trascinarlo sopra a tutti gli altri, per poi selezionare il percorso Filtro > Altro > Accentua passaggio (High Pass). Impostare il raggio tra 60 e 70 px.
  • Fatto ciò selezionare il metodo di fusione del livello Luce soffusa (Soft Light) su quest'ultimo livello.

Per l'altro metodo, più semplice e veloce, prendiamo una nuova foto:

  • Creare un livello duplicato della foto e regolare da Immagine > Regolazioni > Luci/Ombre (Shadows/Highlights), impostando luci e ombre a seconda della necessità. In questo caso, data la luminosità del cielo quasi sovraesposto, Luci all'80% e Ombre al 20%.
  • Selezionare per quest'ultimo livello il metodo di fusione Colore più chiaro (Lighter Color). Modificare l'opacità del livello a piacere (es. 80% per ridurre la potenza dell'effetto luminoso).
  • Creare un duplicato del livello appena regolato e per questo selezionare il metodo di fusione Colore più scuro (Darker Color). Modificare l'opacità del livello a piacere (es. 50% per ridurre la potenza delle aree scure).

Il mix di questi 3 livelli darà vita ad una immagine più ricca dal punto di vista della gamma luminosa. Inoltre, aver agito con i livelli rende le regolazioni più puntuali, potendo anche ovviare agli "effetti fantasma" che si presentano come aloni attorno a persone/cose dovuti al raggio di contrasto intorno alle stesse.
PaN

mercoledì 6 gennaio 2016

L'antico Egitto, archeologia di una civiltà

Jean Vercoutter (1992)
Electa/Gallimard


È come avere una guida locale che ci accompagna lungo tutto il percorso del Nilo (l'unico fiume che scorre da Sud a Nord). Ci spiega, soffermandosi nei luoghi degni di nota, la storia e la civiltà del posto. Lo fa utilizzando documenti archeologici, citazioni storiche, mostrando incisioni, acquerelli colorati e fotografie color seppia che ricordano un'altra epoca. Queste immagini regalano un gusto un po' retrò, lo stesso che ha fatto esplodere l'egittomania in Europa. Così si parte nel mese di Messidoro (giugno) con la spedizione/conquista(?) dell'Egitto di Napoleone. Si prosegue con il ritrovamento, quasi da romanzo, della Tomba di Tutankhamon e infine si arriva alle imprese, considerate ancora oggi titaniche, degli anni '60-'70. Quando eccellenze, spesso italiane, salvarono, spostandoli, i templi scavati nelle montagne di Abu Simbel e sull'isola sacra di File.
In questo caso, si tratta solo di un tascabile della Electa/Gallimard, utile per un viaggio esotico nell'antico Egitto, accompagnato da una ricchissima iconografia.


...appena finito di leggere, realizzo: anche noi alla Noè Multimedia stiamo realizzando un'opera del genere per i Musei Vaticani. Forse anche più bella! Presto la vedremo...
PaN

Flora all'epoca Micenea

Se pensiamo ai cambiamenti climatici attuali, possiamo meglio comprendere quanto grandi siano le distanze che ci separano attualmente dalla flora e dalla fauna dell'Età del Bronzo. E ben diversa era la conformazione dei territori, soprattutto lungo le linee di costa. Come si evince negli studi sul Golfo Argolico e sulla piana della Troade (vedi fig. a destra).
Anticamente il Peloponneso era rigoglioso e non brullo come oggi. Boschi e foreste di querce, cipressi, pini e aceri lo ricoprivano, al loro interno si muoveva una fauna molto variegata di cervi, cinghiali, linci, pantere e leoni (questi ultimi fin troppo bene attestati nelle figurazioni e più grandi di quelli africani). La fauna lentamente diminuì per la sparizione del territorio e per la caccia, fino a estinguersi alla fine del I sec. d.C. Stessa sorte ai boschi che sopperendo alla continua richiesta di legname, all'intensiva coltivazione della terra, subirono una conseguente deforestazione. Il legno era un materiale troppo prezioso per costruire, indispensabile per edifici, imbarcazioni e carpenteria.
Le montagne in generale erano perciò più fitte di boschi, più umide e più selvagge. Meno sfruttate e impoverite erano allo stesso tempo territorio di caccia, rifugio e pascolo per gli animali e fonte di cibo per i raccoglitori (si reperivano ghiande, castagne, e bacche di ogni genere).

Per quanto riguarda gli elementi vegetali nell'Età del Bronzo, le uniche informazioni che abbiamo sono sporadiche. Il ritrovamento del legno negli scavi avviene solo in concomitanza con gli strati d’incendio nel constatare i frammenti carbonizzati, oppure come labile traccia impressa nel suolo e nei muri, ma anche dell’impronta che resta sull'argilla cruda usata nelle costruzioni (vedi fig. a sinistra). Un altra strada della conoscenza dell’uso del legno viene dalla scrittura, infatti le tavolette in Lineare B fanno larga menzione del legno come materiale, poca sul tipo di essenza. Due tavolette ritrovate a Pilo potrebbero indicare l'uso di materiali impiegati da apposite maestranze per la costruzione (Montecchi B., Edifici e maestranze edili in età Micenea, 2010). 
I taglialegna sono menzionati come du-ru-to-mo nella tavoletta PY Vn 10. Tagliavano i tronchi di conifere a 2 o 3 piedi dal suolo, per destinare il legno alla costruzione di navi o di edifici. Il grosso ceppo con le radici ancora a terra rimaneva lì per un paio di anni a produrre nuova resina. Poi il legno ricco di resina veniva tagliato in pezzi per produrre torce, frammenti per il fuoco e una sorta di fiammiferi dawo[i]. Soprattutto da pini e abeti veniva tratta la resina pura, da cui poi si ricavava la pece (pissa), utile per calafatare le imbarcazioni e sigillare le anfore (Faure, La vita quotidiana in Grecia ai tempi della Guerra di Troia, 1965, pp. 213-14).
Per fabbricare le ruote dei carri si usava il legno di salice (e-ri-ka) e di olmo (pte-re-wa) a Cnosso; a Pilo invece di cipresso (ku-pa-ri-se-ja). Per fabbricare piccoli oggetti in legno, quali sgabelli e tavolini, si usava il ku-te-so (maggiociondolo o ebano), il mi-ra2 e il pu-ko-so (per uno studio approfondito sugli ideogrammi: Ventris, Chadwick, Documents, p. 342).
Alcune essenze arboree, provenienti dai vari siti Micenei, sono state analizzate (Darcque, L'habitat Mycènien, 2005, pp. 65-67): Cipressi (cupressus) utilizzato per le costruzioni; Querce (quercus) principalmente per la chiglia delle navi; Frassino (fraxinus) per gli archi e le aste delle lance.


Operando una semplificazione troviamo: Il fico a Tirinto e a Assiros, in generale nella Grecia continentale e Peloponneso. L'olivo in abbondanza nella Grecia continentale e Peloponneso. Il pistacchio a Nichoria e nel Peloponneso. L'olmo e il carpino nero a Lerna e nel Peloponneso.

Gestiti dal palazzo abbiamo: Viti (vitis) per l'ampia produzione di vini, tre qualità di cui una con resina (doveva essere molto simile all'attuale bevanda greca retzina). Olivi (olea) per la coltura delle olive e la preparazione dell'olio. Fra gli alberi da frutta c'erano i meli, peri, melograni e fichi (in numero pari delle viti).
Non mancavano pini, platani, pioppi e in alta quota abeti e faggi.
Nell'Odissea è descritto il palazzo di Alcinoo. Questo presentava un giardino adiacente al palazzo, trovando un parallelismo con Ugarit. Giardino coltivato simile è quello della fattoria dove viveva Laerte il padre di Odisseo (Od. XXIV, 226-247 e 338-344). Qui si coltivavano pere, mele, fichi, olive e uva e persino i melograni (Od. VII, 80-138; XI, 589-590).
PaN

domenica 13 dicembre 2015

Viaggio in Arabia Saudita

Impressioni dal taccuino di viaggio realizzato in Arabia Saudita dal 5 al 11 dicembre 2015. In particolare, incentrato sull'area dell'oasi di Al Hassa (al-Aḥsā in arabo).
Un viaggio interessante in un posto molto diverso da quello che si immagina, da quello che ci dipingono.
Emerge un tessuto locale fatto di gente cordiale e curiosa, di ricchezza e povertà che convivono allo stesso tempo, di conoscenza delle lingue (anche alcuni contadini parlano inglese!) e di storia antichissima da riscoprire. 
Leggendo i quotidiani locali, guardando le news e parlando con la gente si percepisce la volontà di cambiamento, crescita e sviluppo sociale. Non c'è un percorso giusto o una democrazia da seguire (né tanto meno la nostra può essere da esempio, a causa dei ripetuti errori nel passato e nel presente), ma ci deve essere una solitaria ricerca dalla tradizione culturale e dell'individuazione del rispetto per le libertà dell'individuo e del vivere globale... come anche noi occidentali dobbiamo imparare a fare!




PaN

lunedì 14 settembre 2015

Comunicazione fra torri

Non so come ringraziarvi, siete sempre in molti a seguire Il taccuino di PaN. Spero di fare del mio meglio, di pubblicare sempre nuove illustrazioni e scrivere qualcosa di sintetico che possa comunque essere accattivante. Ho deciso perciò di pubblicare nei prossimi giorni alcune nuove ricostruzioni ideali...
Cominciamo dalla prima: una scena di comunicazione fra torri.


Nel territorio, sia esso di montagna, di costa o collina, esisteva una rete di comunicazioni perpetuata da torri di segnalazione dislocate nei punti più strategici. Queste torri comunicavano visivamente, di notte grazie alla luce del fuoco, di giorno invece era il fumo a segnalare.
La prima scena illustrata, in particolare, si riferisce al periodo medievale dell'insediamento di Montecastrese, Camaiore. Sappiamo per certo che questo tipo di comunicazione visiva esisteva fin dal periodo preistorico. In seguito, troviamo avamposti di questo genere nel periodo della Grecia Classica ed Ellenistica, ai confini dell'Impero Romano (vedi figura in basso), e persino nelle torri costiere dell'Italia meridionale per avvistamenti contro gli attacchi di saraceni e incursori vari.


Una curiosa prova della presenza di questi avamposti viene dal sito di Micene e dalla sua tradizione letteraria. Sopra l'acropoli di Micene, sulla cima rocciosa del Profitis Ilias (Monte Profeta Elia), il Capitano B. Steffen, topografo di Schliemann, considerò la struttura presente proprio come una stazione di segnalazione, dove probabilmente vi era acquartierata una guarnigione. Ne trova  difatti conferma nella tragedia di Eschilo (Agamennone, vv. 1-7), quando accenna che sulla torre della reggia di Agamennone una sentinella scruta nel buio della notte, attendendo i segnali di fuoco. Clitennestra, grazie a questi segnali, apprende le notizie dal fronte dove la Guerra di Troia si è da poco conclusa (Eschilo, Agamennone, vv. 281-329).
Data la fitta rete di segnalazioni ottiche in tutta la Grecia, non è del tutto inverosimile che gli usurpatori del Palazzo di Micene siano venuti davvero a conoscenza, in una notte sola, della vittoria nello stretto dei Dardanelli (Faure, La vita quotidiana in Grecia ai tempi della Guerra di Troia, pp. 165-66). 

lunedì 31 agosto 2015

La Dea Atena (atana potinija micenea)

Una insolita versione della dea Atena, più spesso conosciuta attraverso la sua immagine classica, armata di tutto punto nella sua veste "primordiale" micenea.

Atana Potinija

Dalla decifrazione delle tavolette in Lineare B sappiamo che a-ta-na po-ti-ni-ja, iscrizione ritrovata negli archivi di Creta, era il nome di una divinità femminile del pantheon miceneo. Sembra quindi plausibile identificare la divina Atena con l'atana potinija micenea. Dove l'epiteto potinija starebbe a significare Atena "la signora" (dal greco πότνια).
Sembrano risalire all'età micenea alcuni suoi attributi quali il serpente e la trasformazione in uccello (la civetta, γλαῦξ, accostata all'epiteto glaucopide, "dall'aspetto o dagli occhi di civetta"). Il serpente invece potrebbe connetterla alla dea cretese dei serpenti, divinità domestica cui è affidata la protezione della casa, quindi protettrice delle arti del filare e del tessere.
Potrebbe essere ravvisata una sua rappresentazione in un affresco dall'area di culto di Micene (Cult Centre). Nel frammentario affresco dal XIII secolo (vedi accanto il particolare) si può notare probabilmente una figura femminile che indossa un elmo a zanne di cinghiale (oggetto prettamente maschile). Forse l'intenzione del pittore era proprio quella di mostrare il carattere guerriero di cui la divinità è permeata.
La dea è solitamente armata con la lancia (associata ad Atena Pallade "lanciatrice d'asta", da πάλλω "scagliare") e l'egida (una corta corazza con le frange oppure uno scudo magico). In alcune versioni al centro dello scudo Atena aveva fissato la testa della Gorgone (γοργόνειον), l'orribile capo della Medusa uccisa da Perseo su sua richiesta. Perciò, Atena è soprannominata la "dea che ha ucciso la Gorgone" (Γοργοϕόνος) o "colei che ha lo sguardo della Gorgone" (Γοργῶπις).

domenica 7 giugno 2015

Illustratore Archeologico

Stranamente l'Italia, nazione con il più vasto patrimonio culturale riconosciuto (50 siti UNESCO ad oggi), non sembra dedicare la giusta rilevanza a una delle figure professionali molto note nei paesi anglosassoni: l'Illustratore Archeologico.
Con questo sintetico articolo del mio blog cercherò di spiegare chi è questa figura professionale, di cosa si occupa e quali devono essere i suoi requisiti, mostrando anche delle immagini di riferimento.

L'Illustratore Archeologico è una figura professionale estremante tecnica che deve avere una serie di competenze per produrre una vasta gamma di rappresentazioni dedicate ai Beni Culturali.
Questa figura può provenire dall'ambito archeologico, architettonico o puramente grafico, purché sia in possesso di competenze in tutte e tre le discipline. Deve essere in grado di muoversi in modo interdisciplinare riconoscendo e soprattutto interpretando i vari dati.
Inoltre l'illustrazione archeologica comprende una serie di sotto discipline:
  • Topografia
  • Fotografia
  • Illustrazione dei reperti
  • Illustrazioni e ricostruzioni virtuali
Topografia o Rilievo servono a produrre una documentazione scientifica e accurata dello stato di fatto. Qui una serie di attrezzature particolari (stazioni totali, droni, scanner 3D, GPS e GIS) servono a ricreare piante, prospetti e sezioni ma anche prospettive e assonometrie del dato archeologico. Nello specifico non è importante che l'illustratore debba essere esperto o in possesso di tale attrezzatura, ma deve sapere come usare quei dati.
Fotografia anch'essa indispensabile per produrre una documentazione affidabile dello stato di fatto di siti archeologici, edifici, manufatti e paesaggi. Per registrare i dati ormai ha preso piede la fotografia digitale che si è affiancata alla fotografia aerea e satellitare, soprattutto per l'individuazione di nuovi siti. La fotografia è la base per ottenere delle buone rappresentazioni, perciò un illustratore dovrà essere in grado di usarne gli strumenti e avere l'occhio allenato all'osservazione e alla creazione di una buona composizione.
Illustrazione dei reperti per documentarli, renderli leggibili e pubblicarli attraverso un linguaggio univoco e semplificato. Due le principali tecniche di rappresentazione: matite e inchiostri, quindi a mano libera, e attraverso software per la creazione d'immagini vettoriali (AutoCAD, Illustrator, Photoshop, ecc.). Quelle ottenute a mano libera vengono spesso disegnate prima a matita e poi ripassate con la china su carta o su lucido (vedi figg. 1, 2, 3). Le sezioni possono essere indicate bianche con un tratto più consistente o completamente annerite. Il puntinato si usa per descrivere la volumetria e la colorazione dei reperti.
Illustrazioni e ricostruzioni virtuali al fine di comunicare e d'interpretare siti archeologici, edifici, manufatti e paesaggi. Si tratta di rappresentazioni visivamente accattivanti realizzate con varie tecniche, da quelle del disegno tradizionale a quelle digitali 2D e 3D, passando per la realtà virtuale e quella della produzione di animazioni.








3 consigli per chi è interessato alla carriera dell'Illustratore Archeologico:
  • Avere una buona conoscenza sia dei software per la produzione di immagini digitali (AutoCAD, Photoshop, 3D Studio Max, ecc.) che della rappresentazione a mano libera. 
  • Dotarsi di un buon portfolio (online e cartaceo) con il lavoro pertinente al settore dei Beni Culturali
  • Essere presente sulla rete attraverso siti, social e blog, senza mai dimenticare la rete di contatti reali che si possono creare partecipando a manifestazioni culturali, conferenze, mostre, musei. 
Per approfondire consultare gli altri articoli relativi:

PaN

lunedì 29 dicembre 2014

Ricostruzioni archeologiche in 3D

Per generare degli elaborati archeologici corretti occorre padroneggiare alcuni strumenti, e non solo. Durante l'elaborazione, virtuale o grafica, ci si trova di fronte ad alcuni quesiti, i quali necessitano di un'adeguata interpretazione. In un campo dove le evidenze archeologiche sono scarse, le interpretazioni molteplici, diventa necessario avere competenze specifiche per effettuare giuste scelte tipologiche. È consigliata l'analisi sul campo: unica arma in grado di fornire una conoscenza diretta dell'argomento. Molto importante è l'esigenza di collaborazione in favore di un'archeologia più moderna e scientifica che faccia ricorso a specialisti di più settori.
Gli strumenti tecnici a disposizione devono essere molteplici: una vasta conoscenza bibliografica, una serie di conoscenze apprese sul campo, le affinità con il disegno a mano libera e su tavoletta grafica, fino a giungere alle più attuali tecniche di rappresentazione attraverso l'uso di software 2D e 3D su cui improntare le ipotesi ricostruttive.
Proviamo a vedere alcuni esempi di ricostruzione realizzati usando due principali software, 3D Studio Max e Photoshop:








Altri esempi invece li trovate cliccando su questo precedente articolo del blog.

Riassumendo alcuni fra gli strumenti necessari:

Analisi sul campo
Collaborazione multidisciplinare 
Conoscenza bibliografica e di ricerca
Affinità con il disegno a mano libera
Tecniche di rappresentazione 2D e 3D
PaN

venerdì 26 dicembre 2014

Clitennestra

Figlia di Tindaro e di Leda. Zeus innamorato di Leda si unì a lei sotto forma di cigno, dando vita a Elena e Polluce, ma nella stessa notte anche Tindaro unitosi alla moglie generò Castore e Clitennestra (Apollodoro, III, 10, 7 sgg.).
Sebbene la sua natura non sia divina come quella di Elena, suscitò la passione di Agamennone, il potente re di Micene, nel volerla a tutti i costi in moglie. Lui ne assassinerà il marito Tantalo e il figlio ancora infante. Poi ottenuto il perdono si unirà con lei in seconde nozze.


Dall'unione dei due nacquero: Elettra, Ifigenia, Crisotemi e Oreste. L'imposizione da parte di altri capi nella guerra contro Troia di un sacrificio ad Artemide e il suo consenso ad immolarne la figlia Ifigenia, anche se poi non si consumò, produsse in Clitennestra un rancore eterno alimentato dalle insidie del cugino di Agamennone, Egisto, figlio di Tieste. Egisto e Agamennone erano entrambi parenti di Pelope, sul quale gravava una maledizione che ne avrebbe colpito i discendenti. Infatti finita la guerra, Agamennone, tornato a casa con la schiava Cassandra, figlia di Priamo, si trovò in una congiura ordita proprio da Egisto e Clitennestra. In Clitennestra, l'istinto omicida  prese il sopravvento sulla ragione. Non le bastò la morte del marito, la sua furia si scaricò verso l'incolpevole Cassandra, concubina e preda di guerra del marito, e sui gemelli avuti da Agamennone. Cercò di uccidere anche il suo legittimo figlio, per assicurare il trono ad Egisto, ma Oreste venne salvato dalla sorella Elettra e condotto in Focide. Proprio Elettra e Oreste vendicheranno in seguito il padre.
Il periegeta Pausania non si sente di condannare del tutto Clitennestra ed Egisto, poiché non sa dire con certezza chi abbia cominciato le offese. Agamennone infatti uccise Tantalo, figlio di Tieste e promesso sposo di una Clitennestra ancora giovane (Pausania, II, 18, 2).

Viene rappresentata affianco alla madre Leda sulla base della statua di Nemesi di Ramnunte, dove si svolge il tradizionale incontro con la sorellastra Elena. Tra le altre figure spiccano, Agamennone, Menelao, Pirro, il padre Tindaro e i fratelli Castore e Polluce. La statua è nota da alcuni frammenti conservati al museo di Atene.
Clitennestra che uccide Cassandra con un pugnale viene raffigurata nella lamina bronzea del 700-650, dal Museo Archeologico Nazionale di Atene (vedi immagine a destra). Mentre su una presa bronzea di uno scudo, del 575-550 conservato al Museo Archeologico di Olimpia, c'è Clitennestra che tiene Agamennone mentre Egisto lo uccide.

Grazie alle opere dei poeti tragici, colpiti dal suo destino e dalla sua gelosia, Clitennestra ricopre un ruolo di rilievo nella mitologia greca, pur avendo episodi limitati nei grandi miti. Essi si servirono di pochi stralci sparsi nell'Odissea per comporre struggenti drammi che la vedono come protagonista. Tra gli autori che dedicarono a lei la propria opera ci sono Eschilo, Sofocle ed Euripide. Fra gli autori latini vanno ricordati Livio Andronico e Lucio Accio.

PaN

lunedì 22 dicembre 2014

Tutorial Dutch Angle

Nel 2003 in una illustrazione per rivista, molto prima di sapere cosa fosse, avevo disegnato un "Dutch Angle"! Intuendo per fortuna quello che doveva essere l'effetto sperato. 
Questa tecnica prospettica, di composizione della scena, può essere utile per dare un tono particolare alle nostre illustrazioni e anche a qualche rendering!
Il termine dutch angle o anche chiamato angolo inclinato, angolo obliquo o angolo tedesco proviene dal mondo del cinema, dove è stato sperimentato nel 1919 nel film tedesco Il gabinetto del dottor Caligari.
Da allora l’effetto è stato utilizzato dagli illustratori per locandine di film e copertine di libri tascabili, specie tra gli anni ’60 e ‘70 (vedi immagine).

Questo tipo di composizione, inclinata lungo il suo asse verticale, serve a dare un senso di disagio, tensione o pericolo imminente. Viene spesso combinata con ambienti poco illuminati, angusti per evocare anche paura del buio e claustrofobia. Tali angoli di ripresa sono caduti in disuso negli anni successivi, tuttavia, ne fa largo uso il genere cinematografico horror, più di recente i giochi d'azione e horror.


Per realizzare la nostra prospettiva inclinata ci sono due sistemi: 

  • o la pensiamo prima, studiando il giusto effetto prospettico;
  • oppure prendiamo una nostra vecchia immagine, già realizzata, e la ruotiamo mantenendo un angolo tra 15° e 30°. Infine ritagliamo o scaliamo l'immagine per far tornare i bordi del quadro.

Per ulteriori informazioni riguardo questo tipo di prospettiva inclinata, rimando alla voce inglese di Wikipedia
Invece per una base (terra terra) sulla prospettiva, rimando ad un mio precedente tutorial sulla prospettiva a un punto e a due punti.
PaN

venerdì 31 ottobre 2014

Tutorial Disegnare Zucca


Per festeggiare Halloween ecco un piccolo tutorial per disegnare una zucca... ovviamente di Halloween!


Allego anche il riferimento fotografico della mia piccola zucca "da scrivania".

Era un bel po' di tempo che non facevo un tutorial di disegno digitale su Photoshop. Mi scuso per la mancanza e confermo che a breve ne realizzerò di nuovi. Perciò spero continuiate a seguirmi...
Un saluto e alla prossima ^_^
PaN