lunedì 31 agosto 2015

La Dea Atena (atana potinija micenea)

Una insolita versione della dea Atena, più spesso conosciuta attraverso la sua immagine classica, armata di tutto punto nella sua veste "primordiale" micenea.

Atana Potinija

Dalla decifrazione delle tavolette in Lineare B sappiamo che a-ta-na po-ti-ni-ja, iscrizione ritrovata negli archivi di Creta, era il nome di una divinità femminile del pantheon miceneo. Sembra quindi plausibile identificare la divina Atena con l'atana potinija micenea. Dove l'epiteto potinija starebbe a significare Atena "la signora" (dal greco πότνια).
Sembrano risalire all'età micenea alcuni suoi attributi quali il serpente e la trasformazione in uccello (la civetta, γλαῦξ, accostata all'epiteto glaucopide, "dall'aspetto o dagli occhi di civetta"). Il serpente invece potrebbe connetterla alla dea cretese dei serpenti, divinità domestica cui è affidata la protezione della casa, quindi protettrice delle arti del filare e del tessere.
Potrebbe essere ravvisata una sua rappresentazione in un affresco dall'area di culto di Micene (Cult Centre). Nel frammentario affresco dal XIII secolo (vedi accanto il particolare) si può notare probabilmente una figura femminile che indossa un elmo a zanne di cinghiale (oggetto prettamente maschile). Forse l'intenzione del pittore era proprio quella di mostrare il carattere guerriero di cui la divinità è permeata.
La dea è solitamente armata con la lancia (associata ad Atena Pallade "lanciatrice d'asta", da πάλλω "scagliare") e l'egida (una corta corazza con le frange oppure uno scudo magico). In alcune versioni al centro dello scudo Atena aveva fissato la testa della Gorgone (γοργόνειον), l'orribile capo della Medusa uccisa da Perseo su sua richiesta. Perciò, Atena è soprannominata la "dea che ha ucciso la Gorgone" (Γοργοϕόνος) o "colei che ha lo sguardo della Gorgone" (Γοργῶπις).

domenica 7 giugno 2015

Illustratore Archeologico

Stranamente l'Italia, nazione con il più vasto patrimonio culturale riconosciuto (50 siti UNESCO ad oggi), non sembra dedicare la giusta rilevanza a una delle figure professionali molto note nei paesi anglosassoni: l'Illustratore Archeologico.
Con questo sintetico articolo del mio blog cercherò di spiegare chi è questa figura professionale, di cosa si occupa e quali devono essere i suoi requisiti, mostrando anche delle immagini di riferimento.

L'Illustratore Archeologico è una figura professionale estremante tecnica che deve avere una serie di competenze per produrre una vasta gamma di rappresentazioni dedicate ai Beni Culturali.
Questa figura può provenire dall'ambito archeologico, architettonico o puramente grafico, purché sia in possesso di competenze in tutte e tre le discipline. Deve essere in grado di muoversi in modo interdisciplinare riconoscendo e soprattutto interpretando i vari dati.
Inoltre l'illustrazione archeologica comprende una serie di sotto discipline:
  • Topografia
  • Fotografia
  • Illustrazione dei reperti
  • Illustrazioni e ricostruzioni virtuali
Topografia o Rilievo servono a produrre una documentazione scientifica e accurata dello stato di fatto. Qui una serie di attrezzature particolari (stazioni totali, droni, scanner 3D, GPS e GIS) servono a ricreare piante, prospetti e sezioni ma anche prospettive e assonometrie del dato archeologico. Nello specifico non è importante che l'illustratore debba essere esperto o in possesso di tale attrezzatura, ma deve sapere come usare quei dati.
Fotografia anch'essa indispensabile per produrre una documentazione affidabile dello stato di fatto di siti archeologici, edifici, manufatti e paesaggi. Per registrare i dati ormai ha preso piede la fotografia digitale che si è affiancata alla fotografia aerea e satellitare, soprattutto per l'individuazione di nuovi siti. La fotografia è la base per ottenere delle buone rappresentazioni, perciò un illustratore dovrà essere in grado di usarne gli strumenti e avere l'occhio allenato all'osservazione e alla creazione di una buona composizione.
Illustrazione dei reperti per documentarli, renderli leggibili e pubblicarli attraverso un linguaggio univoco e semplificato. Due le principali tecniche di rappresentazione: matite e inchiostri, quindi a mano libera, e attraverso software per la creazione d'immagini vettoriali (AutoCAD, Illustrator, Photoshop, ecc.). Quelle ottenute a mano libera vengono spesso disegnate prima a matita e poi ripassate con la china su carta o su lucido (vedi figg. 1, 2, 3). Le sezioni possono essere indicate bianche con un tratto più consistente o completamente annerite. Il puntinato si usa per descrivere la volumetria e la colorazione dei reperti.
Illustrazioni e ricostruzioni virtuali al fine di comunicare e d'interpretare siti archeologici, edifici, manufatti e paesaggi. Si tratta di rappresentazioni visivamente accattivanti realizzate con varie tecniche, da quelle del disegno tradizionale a quelle digitali 2D e 3D, passando per la realtà virtuale e quella della produzione di animazioni.








3 consigli per chi è interessato alla carriera dell'Illustratore Archeologico:
  • Avere una buona conoscenza sia dei software per la produzione di immagini digitali (AutoCAD, Photoshop, 3D Studio Max, ecc.) che della rappresentazione a mano libera. 
  • Dotarsi di un buon portfolio (online e cartaceo) con il lavoro pertinente al settore dei Beni Culturali
  • Essere presente sulla rete attraverso siti, social e blog, senza mai dimenticare la rete di contatti reali che si possono creare partecipando a manifestazioni culturali, conferenze, mostre, musei. 
Per approfondire consultare gli altri articoli relativi:

PaN

lunedì 29 dicembre 2014

Ricostruzioni archeologiche in 3D

Per generare degli elaborati archeologici corretti occorre padroneggiare alcuni strumenti, e non solo. Durante l'elaborazione, virtuale o grafica, ci si trova di fronte ad alcuni quesiti, i quali necessitano di un'adeguata interpretazione. In un campo dove le evidenze archeologiche sono scarse, le interpretazioni molteplici, diventa necessario avere competenze specifiche per effettuare giuste scelte tipologiche. È consigliata l'analisi sul campo: unica arma in grado di fornire una conoscenza diretta dell'argomento. Molto importante è l'esigenza di collaborazione in favore di un'archeologia più moderna e scientifica che faccia ricorso a specialisti di più settori.
Gli strumenti tecnici a disposizione devono essere molteplici: una vasta conoscenza bibliografica, una serie di conoscenze apprese sul campo, le affinità con il disegno a mano libera e su tavoletta grafica, fino a giungere alle più attuali tecniche di rappresentazione attraverso l'uso di software 2D e 3D su cui improntare le ipotesi ricostruttive.
Proviamo a vedere alcuni esempi di ricostruzione realizzati usando due principali software, 3D Studio Max e Photoshop:








Altri esempi invece li trovate cliccando su questo precedente articolo del blog.

Riassumendo alcuni fra gli strumenti necessari:

Analisi sul campo
Collaborazione multidisciplinare 
Conoscenza bibliografica e di ricerca
Affinità con il disegno a mano libera
Tecniche di rappresentazione 2D e 3D
PaN

venerdì 26 dicembre 2014

Clitennestra

Figlia di Tindaro e di Leda. Zeus innamorato di Leda si unì a lei sotto forma di cigno, dando vita a Elena e Polluce, ma nella stessa notte anche Tindaro unitosi alla moglie generò Castore e Clitennestra (Apollodoro, III, 10, 7 sgg.).
Sebbene la sua natura non sia divina come quella di Elena, suscitò la passione di Agamennone, il potente re di Micene, nel volerla a tutti i costi in moglie. Lui ne assassinerà il marito Tantalo e il figlio ancora infante. Poi ottenuto il perdono si unirà con lei in seconde nozze.


Dall'unione dei due nacquero: Elettra, Ifigenia, Crisotemi e Oreste. L'imposizione da parte di altri capi nella guerra contro Troia di un sacrificio ad Artemide e il suo consenso ad immolarne la figlia Ifigenia, anche se poi non si consumò, produsse in Clitennestra un rancore eterno alimentato dalle insidie del cugino di Agamennone, Egisto, figlio di Tieste. Egisto e Agamennone erano entrambi parenti di Pelope, sul quale gravava una maledizione che ne avrebbe colpito i discendenti. Infatti finita la guerra, Agamennone, tornato a casa con la schiava Cassandra, figlia di Priamo, si trovò in una congiura ordita proprio da Egisto e Clitennestra. In Clitennestra, l'istinto omicida  prese il sopravvento sulla ragione. Non le bastò la morte del marito, la sua furia si scaricò verso l'incolpevole Cassandra, concubina e preda di guerra del marito, e sui gemelli avuti da Agamennone. Cercò di uccidere anche il suo legittimo figlio, per assicurare il trono ad Egisto, ma Oreste venne salvato dalla sorella Elettra e condotto in Focide. Proprio Elettra e Oreste vendicheranno in seguito il padre.
Il periegeta Pausania non si sente di condannare del tutto Clitennestra ed Egisto, poiché non sa dire con certezza chi abbia cominciato le offese. Agamennone infatti uccise Tantalo, figlio di Tieste e promesso sposo di una Clitennestra ancora giovane (Pausania, II, 18, 2).

Viene rappresentata affianco alla madre Leda sulla base della statua di Nemesi di Ramnunte, dove si svolge il tradizionale incontro con la sorellastra Elena. Tra le altre figure spiccano, Agamennone, Menelao, Pirro, il padre Tindaro e i fratelli Castore e Polluce. La statua è nota da alcuni frammenti conservati al museo di Atene.
Clitennestra che uccide Cassandra con un pugnale viene raffigurata nella lamina bronzea del 700-650, dal Museo Archeologico Nazionale di Atene (vedi immagine a destra). Mentre su una presa bronzea di uno scudo, del 575-550 conservato al Museo Archeologico di Olimpia, c'è Clitennestra che tiene Agamennone mentre Egisto lo uccide.

Grazie alle opere dei poeti tragici, colpiti dal suo destino e dalla sua gelosia, Clitennestra ricopre un ruolo di rilievo nella mitologia greca, pur avendo episodi limitati nei grandi miti. Essi si servirono di pochi stralci sparsi nell'Odissea per comporre struggenti drammi che la vedono come protagonista. Tra gli autori che dedicarono a lei la propria opera ci sono Eschilo, Sofocle ed Euripide. Fra gli autori latini vanno ricordati Livio Andronico e Lucio Accio.

PaN

lunedì 22 dicembre 2014

Tutorial Dutch Angle

Nel 2003 in una illustrazione per rivista, molto prima di sapere cosa fosse, avevo disegnato un "Dutch Angle"! Intuendo per fortuna quello che doveva essere l'effetto sperato. 
Questa tecnica prospettica, di composizione della scena, può essere utile per dare un tono particolare alle nostre illustrazioni e anche a qualche rendering!
Il termine dutch angle o anche chiamato angolo inclinato, angolo obliquo o angolo tedesco proviene dal mondo del cinema, dove è stato sperimentato nel 1919 nel film tedesco Il gabinetto del dottor Caligari.
Da allora l’effetto è stato utilizzato dagli illustratori per locandine di film e copertine di libri tascabili, specie tra gli anni ’60 e ‘70 (vedi immagine).

Questo tipo di composizione, inclinata lungo il suo asse verticale, serve a dare un senso di disagio, tensione o pericolo imminente. Viene spesso combinata con ambienti poco illuminati, angusti per evocare anche paura del buio e claustrofobia. Tali angoli di ripresa sono caduti in disuso negli anni successivi, tuttavia, ne fa largo uso il genere cinematografico horror, più di recente i giochi d'azione e horror.


Per realizzare la nostra prospettiva inclinata ci sono due sistemi: 

  • o la pensiamo prima, studiando il giusto effetto prospettico;
  • oppure prendiamo una nostra vecchia immagine, già realizzata, e la ruotiamo mantenendo un angolo tra 15° e 30°. Infine ritagliamo o scaliamo l'immagine per far tornare i bordi del quadro.

Per ulteriori informazioni riguardo questo tipo di prospettiva inclinata, rimando alla voce inglese di Wikipedia
Invece per una base (terra terra) sulla prospettiva, rimando ad un mio precedente tutorial sulla prospettiva a un punto e a due punti.
PaN

venerdì 31 ottobre 2014

Tutorial Disegnare Zucca


Per festeggiare Halloween ecco un piccolo tutorial per disegnare una zucca... ovviamente di Halloween!


Allego anche il riferimento fotografico della mia piccola zucca "da scrivania".

Era un bel po' di tempo che non facevo un tutorial di disegno digitale su Photoshop. Mi scuso per la mancanza e confermo che a breve ne realizzerò di nuovi. Perciò spero continuiate a seguirmi...
Un saluto e alla prossima ^_^
PaN

mercoledì 22 ottobre 2014

Ricostruzione Virtuale Sfingi di Anfipoli

Nuove scoperte infittiscono il mistero della Tomba di Anfipoli. La testa di una delle due sfingi, situate all'ingresso, è stata trovata quasi intatta nella terza stanza.
A questo punto, dopo aver visto alcune ricostruzioni virtuali circolate sulla rete, 
che integrano le parti mancanti, ho deciso di dare il mio contributo.
Queste statue, nella loro bellezza "classica", non nello stile quanto nel canone di perfezione che le ha generate, meritano il dovuto rispetto, soprattutto nello studio delle proporzioni!
Esistono molti riferimenti per ricostruire le sfingi, poiché appaiono un tema molto ricorrente nell'antichità. Sono state ritrovate perfino delle monete, conio guarda caso di Anfipoli, con la loro rappresentazione
 (vedi fig. 3). Inoltre, il tema delle sfingi è presente nel trono di Euridice I di Macedonia, nonna di Alessandro Magno (fig. 3). Insomma, tutto il ciclo iconografico della tomba sembra richiamare, ad ogni nuova scoperta, la casata reale macedone!




Nell'integrazione virtuale, in base alle pochissime foto circolate, ho cercato enfatizzare anche le tracce di colore rosso presente nei capelli.
L'unico problema riscontrato invece sta nelle proporzioni. L'altezza completa delle due statue, circa 2 metri, sembra andare a filo con la copertura a botte della tomba. Probabilmente anche qui siamo di fronte ad un altro interrogativo che gli archeologi dovranno presto o tardi svelare.
PaN

mercoledì 17 settembre 2014

Tomba Monumentale di Anfipoli (ricostruzione)

Di recente lo scavo del tumulo di Anfipoli ha portato alla ribalta la notizia della possibile scoperta di sepolture reali macedoni. Non accadeva dal 1977, dalla scoperta delle tombe reali di Verghina da parte dell'archeologo Manolis Andronicos, che entrò così letteralmente nella storia. Oggi, grazie agli scavi condotti egregiamente dall'archeologa Katerina Peristeri, supportata dall'architetto Michael Lefantzis, la notizia ha fatto allo stesso modo il giro del mondo. Hanno ben colto, insieme al Ministero della Cultura greco, l'importanza mediatica dell'era in cui viviamo rilasciando costantemente notizie e foto alla stampa internazionale, soprattutto rivolgendosi ai "non addetti" ai lavori.


La grande tomba di Anfipoli, 10 volte più grande della tomba di Filippo II a Veghina, ha creato da subito grande apprensione su quali fossero i personaggi di spicco lì sepolti. Grandi nomi sono stati menzionati: primo fra tutti Alessandro Magno, poi sua madre Olimpiade, e sua moglie Rossane con i figli. Tra pochi giorni, nel proseguo gli scavi, sparirà quell'ansia di sapere se i reperti al suo interno sono integri e se sono stati depredati, si capirà soprattutto a chi appartiene il tumulo (o il cenotafio commemorativo).
Gli ultimi avanzamenti dei lavori fanno presagire in positivo. La tomba sembra non sia stata profanata da tombaroli e sia in buone condizioni. Difatti la testa e le ali delle sfingi sono state trovate ed è possibile il loro completo ripristino. Anche le parti mancanti delle cariatidi sono state ritrovate nell'interro, sembrerebbero più dovute a crolli che all'opera di qualche saccheggiatore.


Considerata la mia grande passione per la storia e cultura antica ho deciso di realizzare un ritratto della famiglia reale più importante del momento. Filippo II di Macedonia, Alessandro Magno e Olimpiade d'Epiro si affiancano in una ricostruzione il più realistica possibile. La tecnica di realizzazione comprende il fotomontaggio integrato con la pittura digitale. I ritratti sono stati studiati in base alle raffigurazioni conosciute fino ad ora. Più avanti, sempre su questo blog, aggiungerò delle schede più specifiche su ciascun personaggio per descriverne tecnica, vari passaggi e tutti i riferimenti usati per le ricostruzioni.
Chiudo con la speranza che il futuro ci riservi ulteriori e piacevoli sorprese. Che si continui ad investire nella cultura, poiché essa oltre ad essere un bene prezioso per la conoscenza dell'umanità può contribuire economicamente alla sopravvivenza di un Paese, quale miglior "materia prima", storicamente infinita e non inquinante.

Se volte saperne di più sul monumento di Anfipoli e sui progressi degli scavi consiglio i seguenti link:
Se vi sono piaciute queste illustrazioni/ricostruzioni potete aggiungere la mia pagina Facebook per seguire tutti i miei appassionati aggiornamenti:

mercoledì 30 luglio 2014

Tutorial 3ds Max - Impostazioni Daylight di Mental Ray

In questo tutorial, più che altro un promemoria, vedremo i settaggi principali da impostare su 3dStudio Max per ottenere i render finali. Il motore di rendering usato è Mental Ray, acquisito e ormai nativo di 3ds Max.
Seguitemi dopo il salto dell'immagine d'esempio:


  • Per prima cosa accediamo con F10 al percorso Render Setup > Common > Assign Renderer assicurandoci sia attivo mental ray Renderer quale motore di render alla voce 'Production'.
  • Rimanendo nel pannello Render Setup andiamo su Indirect Illumination > Final Gather, quindi verifichiamo sia presente la spunta su Enable Final Gather.
  • Creiamo un sistema che riproduce la luce solare dalla barra degli strumenti Create > Systems > Daylight. Si dovrebbe adesso aprire una finestra dove per proseguire clicchiamo Yes! Verificheremo questa voce più avanti.
  • Trascinando con il primo click sulla scena ci apparirà la nostra "rosa dei venti", subito dopo il sistema sole che possiamo posizionare a qualsiasi distanza dagli oggetti in scena. Dai Control Parameters nel pannello di destra regoliamo subito dalla Time data e ora dell'illuminazione; con Get Location... referenziamo il progetto sulla mappa; in ultimo con North Direction diamo la direzione al nord!
  • Con il sole selezionato andiamo sul pannello Modify quindi: mettiamo la spunta sulle Shadows in modalità Ray Traced Shadows; tra i tipi di cielo e sole scegliamo quelli più specifici di mental ray mr Sun e mr Sky. Alla voce mr Sun Basic Parameters modifichiamo il parametro Softness delle Shadows, alzando il valore a 3 e nel parametro Softness Samples 24. Questi valori regolano la sfumatura delle ombre, in particolare il primo parametro sfuma e il secondo tratta la qualità del campionamento della sfumatura.
  • Dalla barra degli strumenti Rendering > Exposure Control / Environment (in alternativa la scorciatoia da tastiera con il tasto 8) nella Environment Map del Background carichiamo la mappa mr Physical Sky di mental ray.
  • Sempre in questo pannello scendendo in basso nella Exposure Control dobbiamo verificare che il tipo di esposizione presente sia la mr Photographic Exposure Control e che l'Exposure Value (EV) sia impostato su 15. Successivamente potrà essere modificato mantenendo valori tra 14 (immagini sovraesposte) e 16 (immagini sottoesposte).
A questo punto siete pronti a lanciare i vostri render di qualità!
Fatemi sapere cosa ne pensate e se ci sono altri parametri che ho mancato di citare, o che voi inserireste. Per ora vi ringrazio se avete letto fin qui e ci vediamo al prossimo tutorial ;)
PaN

martedì 22 luglio 2014

Tutorial Scorciatoie Tastiera 3ds Max

Immagine di riferimento per le scorciatoie da tastiera per AutoDesk 3dStudio Max. Per lo più si tratta degli strumenti di base (quelli rappresentati sulla tastiera), in più sono scritte alcune scorciatoie con le combinazioni di tasti più particolari usate per il disegno digitale.


Spero sia utile anche a voi, come lo è stato per me!
Invece se siete interessati alle scorciatoie da tastiera di Photoshop le trovate qui.
Per eventuali corsi di 3ds Max e Photoshop li trovate al seguente indirizzo.
Se vi va lasciate un commento, un like, o almeno un +1. Continuate a seguire la pagina e ci vediamo al prossimo tutorial ;)
PaN

lunedì 23 giugno 2014

Eroi Omerici - Agamennone Sovrano di Micene

Signore di uomini, dall'ampio potere e dalla lancia gloriosa, Atride maggiore (dal nome del padre Atreo) è uno dei principali eroi della tradizione epica greca. Conosciuto (da Omero e altri autori) come il figlio di Atreo re di Micene e nipote di Pelope. La madre Aerope generò lui come figlio maggiore, poi venne Menelao e infine Anassibia. Agamennone diventò successivamente il più potente principe della Grecia, dominatore sulla terra e sul mare (Tucidide, I, 9). Da notare, in greco Agamennone vuol dire “molto determinato”. Omero ricorda che egli governò sull'intero Peloponneso, o per lo meno su gran parte di esso, dal momento che ad Argo regnava contemporaneamente Diomede.
Comanda le cento navi il potente Agamennone figlio di Atreo; guida i guerrieri più numerosi e i migliori; con orgoglio ha indossato lui stesso il bronzo abbagliante, spicca fra tutti gli eroi, perché il più forte e comanda l'armata più grande. (Il. II, 576-80)

Durante il lungo assedio di Troia, Agamennone venne in lite con Achille, rispetto al quale nell'Iliade egli ha un ruolo meno rilevante. Agamennone è tuttavia la massima autorità dell'esercito greco e si distingue per il suo spirito cavalleresco, il suo coraggio, il suo carattere magnanimo e la sua virtù: qualità che, seppur inferiori a quelle di Achille, ne fanno un eroe di prima grandezza, che sovrasta tutti gli altri Achei per dignità, potenza e maestà. I suoi occhi e il suo capo sono paragonati a quelli di Zeus, la sua cintura a quella di Ares, il suo petto a quello di Poseidone. Dopo la conquista di Troia egli ricevette come bottino di guerra la giovane figlia di Priamo, Cassandra. Da quest'ultima egli ebbe due gemelli, Teledamo e Pelope. Da Criseide ebbe un figlio che fu chiamato Crise; Criseide, non volendo rivelare l’identità del padre del bambino, disse di averlo concepito da Apollo (Igino, Favole, 121).
Al suo ritorno in patria Agamennone fu ucciso da Egisto, che durante la sua assenza ne aveva sedotto la moglie, Clitennestra. I poeti tragici attribuiscono l'uccisione di Agamennone alla sola Clitennestra, senza l'intervento di Egisto. In seguito la sua morte fu vendicata dal suo unico figlio maschio, Oreste.

L'elemento di maggiore interesse è la sua armatura. Questa proviene da Cipro come dono di Cinira, composta da dieci strisce di smalto nero, dodici d'oro e venti di stagno; serpenti di smalto azzurro si snodavano verso il collo, tre per lato, simili ad arcobaleni. Indossa gambali con i rinforzi d'argento alle caviglie, alle spalle ha assicurata la spada ornata di borchie d'oro lucenti, con il fodero d'argento appeso ad un balteo (cintura di cuoio portata a tracolla dai soldati per appendervi la spada) d'argento con un serpente di smalto turchino che si snoda, con tre teste intrecciate su unico collo. Lo scudo grande e possente, riccamente ornato, stupendo: fatto con dieci cerchi di bronzo, al centro venti borchie di stagno bianco con una nel mezzo nera; lo incoronava una gorgone; d'argento era anche il telamone che sorreggeva lo scudo sulla spalla, decorato con un serpente di smalto turchino che risaliva verso il collo con tre teste. Sull'addome una ornata cintura d'argento protegge dai colpi bassi. L'elmo è a due cimieri con 4 pennacchi e la coda equina. Due lance solide rivestite di bronzo acuto. Il pugnale è tenuto vicino al fodero della spada lunga (descrizione Omerica nell'Iliade).
Non si può dimenticare l'oggetto più importante che durante il periodo della civiltà Micenea identifica il potere, il comando, ovvero lo scettro. Omero ne descrive l'uso durante le assemblee. È segno d'inviolabilità personale del messaggero, dell'ambasciatore e dell'oratore mentre sta tenendo un discorso. La persona che ne è dotata è momentaneamente sacra e intoccabile. Lo scettro personale di Agamennone era stato forgiato da Efesto in persona, passando di mano in mano da divinità alla dinastia di Pelope, fino a giungere come eredità proprio a lui. 
Di questo elemento di potere sono stati ritrovati alcuni reperti, uno fra questi di mirabile fattura, in oro e smalto, in cima al pomello svettano due aquile stanti, dal forte simbolismo araldico (vedi figura). È interessante notare la citazione che fa Aristofane in una sua commedia: 
E sí grande era il loro potere, che, sebbene c'eran come sovrani, nelle cittadi elléne, Menelai e Agaménnoni, stava un uccello all'erta sul loro scettro, e partecipava ad ogni offerta. (Aristofane, Gli uccelli, 508-10)
Scene della storia di Agamennone comparivano: nella ceramica attica; secondo la tradizione nell'Arca di Cipselo (oggi perduta); nei dipinti di Polignoto (Lesche di Delfi, Nekyia), in un quadro di Timanthes. Episodi del mito sono raffigurati nell'Ara di Pergamo e nelle miniature dell'Iliade Ambrosiana, e in altro ambiente nelle pitture della tomba François di Vulci e su alcune urne etrusche. 
Vicino ai Propilei nella Pinacoteca c'era un dipinto che raffigurava la vendetta di Oreste figlio di Agamennone che insieme a suo cugino Pilade uccide Egisto e i figli di Nauplio venuti in suo soccorso (Pausania, I, 22, 8).
Il culto di Agamennone è attestato in età storica in diverse località. Secondo Licofrone a Sparta Agamennone era chiamato Zeus. 
Viene rappresentato insieme al fratello Menelao sulla base della statua di Nemesi di Ramnunte, dove Elena viene condotta da Leda. La statua è nota da alcuni frammenti conservati al Museo di Atene.
Inoltre, occorre ricordare la maschera aurea cosiddetta “di Agamennone”, di molto anteriore perché datata agli inizi del XVI secolo, che rappresenta pur sempre una casta di dignitari di Micene.
PaN

domenica 15 giugno 2014

Circoli Funerari Micenei

Micene, durante l'Elladico Medio, divenne un centro militarmente potente e ricco economicamente. A testimonianza di questa accresciuta importanza, sono stati scoperti dei recinti funerari di forma circolare. Denominati “Circolo A” e “Circolo B” (vedi figure), contenevano una serie di sepolture a pozzetto e ipogee a fossa

Ricostruzione area del Circolo Funerario A di Micene poco prima del 1200 a.C.

Le prime erano formate da un pozzetto poco profondo, scavato nella roccia, piccolo da contenere il corpo del defunto, deposto su un fianco e in posizione contratta; le seconde erano deposte più in profondità, il suolo era rivestito con dei ciottoli e le pareti con bassi muretti di pietre grezze. Queste sepolture erano indicate sopra il riempimento di terra con delle stele con bassorilievi di scene di caccia, guerra e gare, racchiuse entro fasce decorate a spirali che suddividono la superficie (soltanto sei delle ventidue ritrovate si sono meglio conservate e sono tutte scolpite). Il tipo di incisione e il tema iconografico rimanda alla tradizione artistica anatolica. Nella porta meridionale delle mura di Troia sono state trovate alcune stele inserite in blocchi di pietra, ornate con semplici incisioni. Come riferisce Korfmann, possono essere considerate raffigurazione del dio Apaliunas (che ricorda molto il dio Apollo dei greci). Altre stele sono state rinvenute in prossimità di porte e ovunque presenti erano preposte a garantire la protezione del dio. Sembra si tratti di una tradizione antica visto che una stele raffigurante una figura umana armata di lancia è stata ritrovata sulla porta meridionale del primo insediamento di Troia

Ricostruzione Circolo Funerario B all’esterno delle mura di Micene al XVII sec.

Il Circolo A fu scoperto da Schliemann, che vi trovò sei grandi tombe a fossa, ricchissime di corredo e manufatti d’oro, tra cui le maschere funerarie con la celebre “Maschera di Agamennone” (vedi figure). La sua datazione va agli inizi del XVI secolo.


In tempi più recenti invece gli scavi della Società Archeologica Greca hanno portato alla luce il Circolo B, con dieci tombe a pozzetto e quattordici a fossa racchiuse in un circolo di pietre. Più antica e più povera di corredi rispetto al Circolo A, viene datata intorno al XVII secolo.
Dopo recenti studi si è giunti ad affermare che gli aspetti tecnologici e artistici degli oggetti ritrovati in entrambi i circoli vennero realizzati da abili artisti micenei che seppero assimilare e rielaborare le influenze esterne per creare un'arte “internazionale ibrida”, confermando che gli oggetti d'importazione furono pochi.
PaN

lunedì 2 giugno 2014

Tutorial Disegnare Mani e Dita

Eccoci con il nuovo tutorial. Quest'oggi affronteremo uno tra gli argomenti più difficili, punto debole per molti disegnatori: come disegnare le mani.
Le informazioni qui contenute sono sempre sintetiche e condensate in formato d'immagine "tascabile", quindi si tratta per lo più di una guida semplificata e generale. Le mani sono molto diverse e caratteristiche da individuo ad individuo, proprio in funzione di tutte le articolazioni e muscoli in esse contenute. Ma con le dovute semplificazioni si possono fissare alcune regole per poterle disegnare.
Dopo il salto dell'immagine (in alta risoluzione) vedremo di analizzare più nel dettaglio alcuni particolari:


  • Lo schema più importante riguarda le proporzioni della mano. La prima suddivisione si può fare in tre parti: dita, palmo e pollice. Considerato che il pollice sta per i fatti suoi, si può dire che il blocco del palmo e delle dita si iscrivono su due quadrati uguali. Poi c'è la suddivisione del dito, in tre articolazioni, la cui lunghezza si può considerare approssimativamente uguale.
  • Altra parte, non importantissima ma da tenere in conto, è la differenza tra mano maschile e quella femminile. Le mani femminili sono più sottili, palmo stretto e dita più affusolate, anche le unghie si possono disegnare spesso più affusolate. Per gli uomini abbiamo mani più squadrate, articolazioni e nocche più grandi e tozze, punta delle dita piatta con unghia spesso più larga. Con le dita serrate la mano maschile risulta più compatta, mentre quella femminile tende a convergere verso la punta delle dita, insomma è più affusolata.
  • Attenzione particolare va data alla pelle. Qui faccio un opportuno rimando ad un precedente tutorial su come disegnare la pelle.
  • Per spiegare il fenomeno dell'ultima immagine a destra, la luce penetra le superfici negli oggetti traslucidi. Per esempio il marmo o l'alabastro sono materiali che lasciano filtrare la luce al loro interno fino ad una certa profondità superficiale, così come lo fa anche la pelle umana. In pratica la luce penetra la superficie e viene riflessa molte più volte all'interno del materiale in maniera irregolare. Quindi abbiamo l'effetto di un corpo, in questo caso una mano, che lascia vedere attraverso di sé. Per approfondire questa voce, soprattutto nel campo 3D, abbiamo il materiale SubSurface Scattering di 3DStudio Max.

ENGLISH VERSION: 


Non dimenticate di commentare, facendomi sapere cosa ne pensate, quali sono i tutorial che vorreste vedere realizzati... e condividete pure se volete, che poi è un modo per spronare il Taccuino a continuare!
Ci vediamo alla prossima ;)
PaN